BENVENUTI, CHIUNQUE VOI SIATE

Se siete fautori del "politcally correct", se siete convinti che il mondo è davvero quello che vi hanno raccontato, se pensate di avere tutta la verità in tasca, se siete soliti riempirvi la bocca di concetti e categorie "democraticizzanti", sappiate che questo non è luogo adatto a Voi.

Se, invece, siete giunti alla conclusione che questo mondo infame vi prende in giro giorno dopo giorno, se avete finalmente capito che vi hanno riempito la testa di menzogne sin dalla più tenera età, se avete realizzato che il mondo, così come è, è destinato ad un lungo e triste declino, se siete convinti che è giunta l'ora di girare radicalmente pagina , allora siete nel posto giusto.
Troverete documenti,scritti, filmati, foto e quant'altro possa sostenervi in questa santa lotta contro tutti e tutto. Avrete anche la possibilità di scrivere i Vostri commenti, le Vostre impressioni, le Vostre Paure e le Vostre speranze.

Svegliamoci dal torpore perché possa venire una nuova alba, una nuova era!


mercoledì 5 dicembre 2012

CIAO NINO. BUONVIAGGIO!

Ho da poco saputo che te ne sei andato. Hai lasciato quella stanza d'ospedale nella quale ti eri isolato per cercare di vincere la malattia. Eri entrato facendo una promessa: "tornerò presto";  ne esci senza averla mantenuta. Non te ne faccio una colpa;so benissimo che hai cercato di lottare fino allo strenuo contro un male che ti soffocava e una condizione che gravava da tempo sulle tue spalle stanche.
Ora chissà dove sei!  Mi piace pensare che tu stia vagando immerso in quella natura lussureggiante che abbiamo immaginato una volta, parlando insieme del povero Nanni De Angelis, per il quale scrivesti dei versi. Ora ti vedo con lui e con tutti gli altri nostri ragazzi, dei quali avevi una stima sconfinata e in nome dei quali lottavi anche tu. Ti vedo felice, sorridente, con passo finalmente svelto, non più incerto, e animo reso ancor più leggero dalla presenza dei tuoi amati compagni a quattro zampe.
Sii felice, Nino, perché qui è sempre il solito disastro. Una situazione resa ancor più insopportabile dalla tua prematura dipartita. Mi mancheranno le chiacchierate con te. Mi mancherà ripensare insieme a te a quel passato che, come me, così tanto amavi e immaginare quel futuro che entrambi volevamo radioso. Mi mancheranno la tua ironia e la tua goliardia, nonché il tuo amore per le donne, il buon mangiare e il buon bere. Mi mancherà pure incazzarmi con te quando mi dicevi che stavi per accenderti l'ennesima Marlboro. Mi mancheranno i tuoi incitamenti ad andare avanti per la mia strada e a non abbassare mai la testa, a non permettere mai che Lorsignori spengano la fiamma. Mi mancherà la tua lucida capacità d'analisi, unita all'intransigenza, alla coerenza e all'esperienza che portavi sempre con te. Mi mancheranno i tuoi "ciao Robi", i tuoi "ad majora" e i tuoi "castigale tutte". Non li leggerò più, come non leggerò più i tuoi commenti ai miei scritti, pieni di passione e di delusione per il presente, ma anche di speranza per il futuro. Sarà davvero più dura senza di te.
Tutto quello che posso fare è dedicarti queste poche righe, bagnate di lacrime; proprio a te che dicevi di amare il mio modo di scrivere e di pensare, perché ti restituivano il sorriso. Non mi resta, infine, che salutarti nell'unico modo che avresti gradito; nell'unico che si addica ad un guerriero che ha appena portato a termine la sua ultima battaglia: con il braccio teso, rivolto verso il sole dell'avvenire, al grido di "ad majora!". Proprio come eri solito fare tu.
Buon viaggio, Camerata; riposa in pace.

Roberto Marzola.

P.S. Spero mi perdonerai se rendo pubblici i tuoi versi, dedicati ai ragazzi di Acca Larentia e a tutti gli altri caduti in quegli anni maledetti, che hai vissuto in prima persona, ma sono sicuro che saranno graditi.
  • Nino Casaburi 21 agosto 2012.

    Robby, vuoi mettere alla prova la robustezza del tuo stomaco? ti invio una pseudo-ballata, in cerca di note. Fammi sapere.

    "Un lupo nero in città"
    (ispirata dall’esecuzione dei camerati di Acca Larentia e dedicata a tutti quelli morti per mano dei boia comunisti)
    Escono dal bosco baionette d’avorio
    Tizzoni d’inferno scrutano lo spazio
    Ai vili assassini dei miei fratelli
    Portano terrore ,,,, frutto d’amore.
    Vigliacchi assassini dal volto coperto
    Figli adorati dalle scarpe firmate
    Scandiscono slogan a chi li ha viziati
    Marlboro in tasca e motorino truccato
    hertz 36 per mandarti al cimitero
    Ecco chi son i comunisti di oggi e di ieri
    Escono dal bosco ………
    Una mamma che piange
    Un’altra si danna
    Oggi per mano dei rossi
    Son morti 3 altri fratelli
    Eran tutti giovani, eran tutti belli ma
    L’odio bestiale della falce e martello
    Li lascia alla pioggia, al suo flagello
    Escono dal bosco……..
    Lacrime versate dai mille presenti
    Son tutti camerati, gli stessi dei stesi
    Giuran vendetta urlandolo al vento
    Ma questo non piace al vil capitano,
    miracolo dei tempi divenuto industriale,
    che armata la mano fa un altro centro.
    Il tempo che passa scordare non fa
    Che l’ultimo saluto fu un folle alalà
    Escono dal bosco………
    Un lupo si aggira da un po’ in città
    Ha il pelo imbiancato, non ha più l’età
    Ma le zanne d’avorio e gli occhi di fuoco
    Retaggio di un tempo fanno ancora paura
    Son pronte a ghermire chi senza pietà
    colpì quei ragazzi nel meglio degli anni
    vigliacchi cecchini del tiro alle spalle
    quanto giurato non ha mai scordato
    geloso custode del vecchio mandato
    Escono dal bosco……
    Trovarsi davanti dei grassi maiali
    Pecore perse rincorse dai cani
    Ricchi signori con conti bancari
    Senza che colpa li gravi o sconvolge
    Come i nuovi bastardi, i traditori di sempre
    che dicon che lupi anche loro son stati
    lontani da te e dal tuo somigliare
    Ti lascian di stucco …. È il mondo che volge.
    Torno al mio bosco ad ululare alla luna
    A cantare alle stelle le storie più belle
    Quelle dei nostri andati all’inferno
    Per un atto d’amore, quello si il più bello
    Escono dal bosco……
    Camerati ammazzati e mai vendicati
    Ci abbiamo provato ma poi rinunciato
    Il vostro valore, esempio e virtù
    non troverebbero alcuna gloria
    neppure mettendoli a culo per aria.
    La fiaccola eterna dell’idea immortale
    Illumina i sogni di chi sa quanto vale.
    A presto vederci, al convivio celestiale
    Tutti insieme di nuovo a marciare
    Contro i servi assassini del potere mondiale
    Escono dal bosco …….

    martedì 4 dicembre 2012

    VINCE BERSANI; TORNA BERLUSCONI?

    Il nostro paese è soffocato da un'aria mefitica. Bersani alla fine ha vinto e con lui sembra uscire dal letargo la vecchia politica, proprio quella che il giovane Renzi voleva rottamare.Già, perché la conferma dell'ex Presidente della Regione Emilia Romagna fa presagire un altro ritorno: quello del Cavaliere di Arcore, vuoi alla guida del Pdl vuoi di un altro partito. E con la loro ricomparsa, tornano gli appelli a Casini, ai moderati, ai cattolici etc. perché si formi un governo di larghe intese.
    Insomma, passano i governi tecnici, i professori e i fenomeni da baraccone alla Di Pietro e Grillo, ma i vecchi marpioni della politica restano e, con essi, gli sterili teatrini. Stiamo tornando, dritti dritti, alla situazione che ha preceduto il governo Monti; proprio quella che - dicono - abbia causato la crisi per cui è stato necessario imporre il bocconiano e la sua squadra di affamatori. Un cane che si morde la coda, con l'unica eccezione che a compiere l'ennesimo disastro sarà, probabilmente, Bersani e non Berlusconi. E c'è da scommettere che col curato emiliano le banche e le lobby continueranno ad essere la mano oscura che comanda l'economia; i precari resteranno precari, i disoccupati, appunto, disoccupati e i salari faranno ugualmente schifo; la scuola e la ricerca non avranno spinte né sostegno; gli imprenditori non risolleveranno il capo, chino a causa del peso delle tasse; le famiglie annegheranno ugualmente nei rincari e nelle difficoltà quotidiane. Attenti, però: stavolta si farà tutto con "rigore e sobrietà", senza nemmeno una mignotta, una barzelletta o un commento maligno sul culone della Merkel. Ah, che bel cambiamento!

    Roberto Marzola.

    martedì 27 novembre 2012

    ELEZIONI 2013: SE TUTTO VA BENE SIAMO ROVINATI

    Che gran casino! Solo questo si può dire dell'Italia a cavallo tra il 2012 e il 2013. Non bastavano i disastri commessi da un governo tecnico, (insediato come tutti sappiamo), che con le sue manovre lacrime e sangue ha portato, come sostiene l'OCSE, il paese sull'orlo di una depressione forse addirittura più grave di quella successiva al Secondo Conflitto Mondiale.
    Ci voleva anche l'assurdo teatrino delle primarie, tanto a "sinistra" quanto a "destra", con i vari Renzi e Bersani, da un lato, e Berlusconi, Alfano e gli ex-A.N. dall'altro, che fingono di avere uno straccio d'idea per risollevare la baracca.
    Ci volevano pure i casini della Fornero, con gli esodati prima e con tutto il sistema INPS poi, che alimentano qualificate previsioni fatalistiche per il fu sistema di previdenza voluto e realizzato da Mussolini.
    Ci volevano anche, infine, le fosche previsioni della stessa OCSE, che preannuncia una secca smentita per l'ottimismo montiano e, dunque, un periodo di forte sofferenza per tutta l'Eurozona ed in particolare per l'Italia, con "Pil in contrazione dell'1%, deficit al 3%, disoccupazione in crescita fino all'11,4%" (fonte).
    Un bel quadretto, non c'è che dire. Deve essere proprio arrivato il momento di raccogliere i frutti ultimi del sistema liberal-democratico, completamente marci e per niente affatto gradevoli. Del resto, cosa ci si poteva aspettare da un sistema che ha fatto scempio di ogni etica e ha piegato ogni forma di resistenza filosofica, economica e morale al guadagno facile e smodato? Cosa ci si poteva aspettare di diverso da un modo di spingere "avanti" la società che è un po' come quello di certi ragazzini coi loro motorini ipertruccati, a cui importa soltanto che sfreccino a velocità folli, senza alcun interesse per la sicurezza e la durata nel tempo? Cosa ci si poteva aspettare, infine, da un sistema che premia e pone al vertice non il più meritevole, bensì il più idiota e servizievole, ossia un soggetto che dà ampie garanzie di non interferenza con le decisioni che contano? Solo questo; solo distruzione e miseria. E il "bello" è che l'allarme era stato lanciato da tempo, ma nessuno l'ha preso sul serio, perché troppo distratti da una lunga serie di "diritti". Tra poco non avrete più nemmeno quelli ( e, per rendervene conto, dovreste pensare che v'hanno fatto pure pagare per scegliere un candidato alle elezioni).E' proprio vero: chi troppo vuole...

    Roberto Marzola.

    venerdì 23 novembre 2012

    PROTESTE DI PIAZZA: NON SI FACCIA IL GIOCO DEL SISTEMA

    Domani, a Roma, sono attese diverse manifestazioni di protesta contro l'austerità del governo Monti. Lo ritengo un segno parzialmente positivo, perché è pur sempre una speranza che qualcosa possa ancora cambiare, che qualcuno inizi a dirsi finalmente stanco di dover continuamente pagare e voglia reagire. Un buon proposito, dunque, che non deve essere assolutamente vanificato dall'arrendersi alla tentazione, addirittura comprensibile in certi casi, ma assai controproducente ed idiota, di lasciarsi andare alla rabbia cieca se non, peggio, di distruggere e incendiare. Un errore -si diceva- non solo perché si tratta di comportamenti censurabili sotto il profilo etico e legale, ma perché, oltrettutto, offrono un'ancora di salvezza proprio a quei soggetti che la protesta vorrebbe colpire: Napolitano e i suoi figli e figliocci Monti, Fornero, Cancellieri e compagnia bella.
    Con la protesta violenta o con i comportamenti delinquenziali, infatti, si permette a questi signori di ripararsi dietro allo scudo dell'ordine pubblico e della sicurezza pubblica, legittimandoli pure ad ipotizzare l'ormai celebre "arresto differito" o l'applicazione del DASPO: niente altro che mezzucci per mandare in galera quanti più individui possibile e, quindi, per dissuadere tanti manifestanti dal partecipare. Questa, a casa mia, è repressione della peggior specie; oltrettutto, è un modo disgustoso, (anche se tremendamente efficace), per non dover ascoltare le voci di insofferenza, di stanchezza e di malcontento che si leveranno delle piazze romane (nella maggior parte dei casi, perché bisognerà aspettarsi pure manifestazioni di bassa lega!). Voci che porranno l'attenzione sui tanto declamati diritti, con cui per un settantennio si sono ammansite le masse; proprio quei diritti a cui lo stato "democratico" non vuole né può dare attuazione, perché troppo impegnato a servire i poteri forti e a curarsi dei privilegi della casta.
    Per cui, cari i miei manifestanti, vedete di usare il cervello, almeno stavolta. In ballo non ci sono soltanto la vostra incolumità e la vostra incensurabilità; ci sono anche i destini di tutti quegli italiani che, per i più disparati motivi, non potranno unirsi alla vostra protesta, che -a ben vedere- è la nostra protesta.

    Roberto Marzola.

    martedì 20 novembre 2012

    I PARTITI SI SVEGLIANO. PER COSA?

    I partiti politici provano a svegliarsi dal letargo: il 2013 s'appressa e, forse, ci saranno le elezioni. Allora, non si può più sonnecchiare al riparo del governo tecnico; bisogna tornare a strizzare l'occhio all'elettore. Il Partito Democratico va verso le primarie, lasciando presagire uno scontro all'ultimo sangue tra Renzi e Vendola, con Bersani che sembra un passo indietro rispetto agli altri due pretendenti. Lo stesso fa il Popolo delle Libertà, dove Giorgia Meloni prova a contendere lo scettro che fu di Berlusconi ad Angelino Alfano, sempre che tra i due litiganti non goda quel terzo che risponde al nome di Vittorio Sgarbi. Discorso a parte meritano Di Pietro e Grillo. La loro leadership, infatti, non è in dubbio, visto che sia l'ex toga che il comico genovese hanno fatto pulizia di ogni possibile pretendente al trono. Nelle ultime settimane, i due meditano sull'opportunità di un matrimonio tra di loro.
    Insomma, è tutto un gran baccano e un gran bell'agitarsi, fatto di dichiarazioni solenni, analisi politico-economiche, interviste sui giornali, primipiani telesivi ecc. Rispondono a tutto i signori politici e a tutti strizzano l'occhiolino. Con quale faccia tosta, però, non è dato sapere. Mi piacerebbe, infatti, poter domandare ad uno qualsiasi di loro come pensano di risollevare le sorti del paese, dato che nel loro programma elettorale non c'è uno straccio di soluzione alternativa a quanto fatto fino ad ora anche da Monti. Uscita dall'Euro e dell'Eurozona? Macchè, (al massimo un referendum abrogativo)! Diminuzione delle tasse? Nossignore! Nazionalizzazione delle banche e delle industrie strategiche del paese? Nein! Misure concrete contro la disoccupazione? Nemmeno. Niente di tutto ciò; solo parole. Le solite, vuote parole di chi non ha mai davvero capito in che direzione giri il mondo e cerca solo di mantenere i suoi privilegi, conquistati in maniera indegna.
    Per cui, cari signori politici, seguite il mio consiglio, se volete almeno salvare la faccia: mollate subito la poltrona, non ricandidatevi alle prossime elezioni e ritiratevi a vita privata, possibilmente fuori dall'Italia. Risparmiatecil'ennesima buffonata - oltre ai tutti i compensi che percepite! - che, al massimo, potrà servire solo a spianare la strada ad un altro groverno tecnico al soldo della grande finanza. Ve lo chiede giusto qualche milione di italiani. Adesso con le buone; tra qualche mese, chissà...

    Roberto Marzola.

    venerdì 16 novembre 2012

    ISRAELE: BASTA VITTIME CIVILI; BASTA CONNIVENZA

    Questo è ciò che resta di Ahmed Younis Khader Abu Daqqa,13 anni, palestinese , ucciso dalle mitragliatrici israeliane venerdì scorso, vicino a Khan Younis, mentre giocava a pallone nel cortile di casa sua.  













    Sono immagini crude quelle vengono dal Medio Oriente. Sono immagini che non si possono più vedere, perché mostrano, ancora una volta, la sofferenza e il dolore della popolazione civile palestinese, colpita da una nuova ondata di violenza da parte delle forze di occupazione israeliane, che hanno ripreso a bombardare Gaza, minacciando persino di fare nuovamente ricorso al fosforo bianco, vietato dalle convenzioni internazionali, proprio come durante l’operazione “Piombo Fuso” del 2008-2009 (fonte).
    Sabato pomeriggio, dei militari israeliani hanno inspiegabilmente aperto il fuoco contro dei minorenni che giocavano a calcio ad est del quartiere di al-Shuja’iya, nella città di Gaza. Mohammed Ussama Hassan Harara (16 anni) e Ahmed Mustafa Khaled Harara (17) sono morti sul colpo. Immediata la reazione dei civili palestinesi, che si sono precipitati sul posto, così come immediata è stata un'altra raffica di mitra dei soldati israeliani, che hanno provocato altre due vittime: Ahmed Kamel Al- Dirdissawi (18 anni), e Matar ‘Emad ‘Abdul Rahman Abu al-‘Ata (19) , (fonte: Palestinian Centre for Human Rights).
    Giovedì scorso, invece, un altro ragazzino palestinese, Ahmed Younis Khader Abu Daqqa, di 13 anni, giocava a calcio con degli amici nel cortile di fronte a casa sua. Indossava la maglia del suo beniamino Ozil, calciatore del Real Madrid. Forse non sapeva nemmeno che a poco più di un chilometro di distanza da quel campo di gioco improvvisato si trovavano delle forze israeliane, le quali hanno aperto il fuoco contro di lui, ferendolo a morte. Ahmen è morto in ospedale, dopo circa un'ora di agonia (fonte: Rosa Schiano, attivista dell’Ism a Gaza, che ha parlato con il papà di Ahmed).
    E cosa dire della piccola Raneen Arafat, di appena 4 anni, il cui corpo giace all'ospedale di Shifa, massacrato da uno dei ventuno raid israeliani contro la terra in cui è nata e cresciuta? E cosa dire, invece, di Jihad Masharawi, che allo stesso ospedale di Shifa si è presentato con in braccio il corpo senza vita di suo figlio Amhad, di appena undici mesi, ucciso in un rogo provocato dai bombardamenti israeliani? (fonte).
    Niente, perché non ci sono davvero parole per descrivere una simile ferocia, un simile odio e un simile disprezzo per la vita di civili e bambini. Parimenti, lasciano senza parole e tanto amaro in bocca gli apprezzamenti e le dichiarazioni di sostegno incondizionato che gli USA e i principali governi d’Europa hanno rivolto al presidente Israeliano,
    Netanyahu, nonostante questi autentici atti criminali. Mi viene da dire solo basta: basta con la violenza e con la sete di sangue degli invasori contro chi in quelle terre ha da sempre vissuto; basta con il sangue innocentemente versato; basta alla legislazione razzista di Israele e alle sue brame di dominio su tutta l’area mediorientale; basta pure con la connivenza dei governi occidentali e delle istituzioni internazionali. Che aprano gli occhi e che vedano di che razza di crimini si sta macchiando “l’unica oasi di democrazia nel medi oriente”, invece di rendersi loro complici!
    E, per favore, iniziamo anche noi comuni cittadini ad aprire gli occhi e la bocca: non tanto e non solo per esprimere vicinanza e solidarietà alla popolazione palestinese – unica vera popolazione autoctona in quell’area! - , ma anche per comprendere i foschi scenari internazionali che si profilano all’orizzonte e che fanno presagire una sanguinosissima guerra tra gli USA e Israele da un lato e, dall’altro, gran parte dei paesi arabi, forse supportati da Russia e Cina. Praticamente, un nuovo conflitto mondiale, reso ancor più temibile per la presenza di armamenti nucleari da tutte le parti. Per cosa? Per la sete di potere e di petroldollari del “popolo eletto da Dio” e dei suoi tirapiedi. Un progetto politico-economico così crudele e disgustoso che non deve essere assolutamente avallato.

    Roberto Marzola.

    mercoledì 14 novembre 2012

    MERILL LYNCH: VIA L'ITALIA DALL'EURO

    A chi, da sempre, cerca notizie non conformi e a chi vuole capire davvero i meccanismi di funzionamento dell'alta finanza, la notizia non sarà di certo sfuggita: Merrill Lynch -una banca d'investimento americana, oggi confluita all'interno di Bank of America-ha compiuto uno studio, (disponibile qui), in cui applica la "teoria dei giochi" al Belpaese, traendone una conclusione che ha dello sconvolgente: l'Italia avrebbe tutta la convenienza di questo mondo ad abbandonare l'Euro e dovrebbe farlo prima che siano i mercati a richiederlo. Perché? Perché se uscisse "in maniera ordinata" - così si esprime il rapporto - "godrebbe di benefici in termini di miglioramento della competitività, crescita economica e finanza pubblica". Nelle righe successive, poi, si aggiunge: "L’eventuale uscita dall’euro oltre a rendere possibile, attraverso la svalutazione, il riequilibrio della bilancia commerciale e in prospettiva una crescita guidata dalle esportazioni, avrebbe effetti benefici anche sui tassi di interesse, poiché i mercati sarebbero rassicurati dal ritorno alle monete nazionali, fattore che ridurrebbe la possibilità di un default". Vi rimando allo studio per vedere coi vostri occhi tutte le analisi economiche e tutti i dati utilizzati per giustificare simili conclusioni.

    Ora, io non sono un esperto di economia. Lungi da me, poi, la convinzione che quanto detto da una banca, (si noti bene: da una qualsiasi banca), possa considerarsi come verità assoluta ed incontrovertibile. Di una cosa, però, mi sono convinto o, meglio, ho avuto conferma: siamo tutti quanti in mano ad una classe politica inetta e asservita a quella che Pound definiva - poeticamente e non per questo in maniera meno preoccupante- come "la grande usura".
    Come fanno, infatti, i vari Monti, Bersani o Grillo ad affermare che sarebbe una pazzia anche solo pensare di lasciare l'Euro? Quali sono i dati e le motivazioni economiche che li portano a tirar dritto per la loro strada, senza tener conto del monito lanciato da Merrill Lynch e da Bank of America, oltre al grido di disperazione di quei tanti, troppi, che non ce la fanno più? In altre parole, perché questi signori, che in teoria dovrebbero rappresentare gli interessi degli italiani e non quelli dell'Europa bancaria, sono così convinti che convenga sottostare al gioco dello spread e del Mes, (che ci obbligano, rispettivamente, a manovre lacrime e sangue e a prendere soldi in prestito previo tasso d'interesse vicino al 7%), piuttosto che mollare tutto e camminare con le proprie gambe? Domande a cui, prima o poi, dovranno rispondere davanti all'Italia tutta; risposte che, in una prospettiva romantica, mi auguro li condannino all'eterna dannazione per l'immondo crimine che stanno consapevolmente arrecando al popolo italiano e all'Europa tutta. 

    Roberto Marzola.

    ______________

    Consiglio:

    http://www.investireoggi.it/economia/perche-litalia-e-il-paese-che-ha-piu-convenienza-ad-uscire-dalleuro/

    http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/fermi-tutti-bank-of-america-merrill-lynch-unuscita-ordinata-dalleuro-sarebbe-benefica-per-litalia-41516.htm

    http://blog.debiase.com/2012/07/sulle-sirene-che-suggeriscono-luscita-italiana-dalleuro/

    http://www.forexinfo.it/L-Italia-puo-uscire-dall-Euro

    giovedì 8 novembre 2012

    L’ELEZIONE DI OBAMA E L’IPOCRISIA DEGLI ITALIANI



    Giornalisti che godono come una verginella al suo primo orgasmo; conduttori TV e intellettuali da salotto che si lanciano in interminabili apologie; comuni cittadini che fanno sentire forte il loro grido di giubilo: “ah, Barack Obama ha vinto di nuovo! W il presidente colto e tollerante”. E giù con letterine scritte da una bambina,adottata una coppia gay, che si lagna con l’inquilino della Casa Bianca su quanto sia incivile quella parte di mondo che condanna questa scelta; giù con la melliflua risposta del presidente; via ai fervorini razzisti che esaltano il “nero è bello”; via con le richieste per il riconoscimento delle famiglie omosessuali e della droga libera; via coi facili entusiasmi.
      Insomma, è tutta un’orgia (di idiozia?) l’Italia del dopo election day. Se i signori permettono e hanno finito i loro festeggiamenti, però, avrei un paio di domande da fare: perché? Cosa si aspettano che faccia Mr. Barack Obama?   
    Domande lecite, se si pensa che questo signore è l’uomo delle promesse non mantenute. Doveva assicurare la prosperità dei mercati con la sua ri-elezione ed invece le borse sono andate a picco, con Moody’s che addirittura minaccia il declassamento. Si era proposto contro Bush Jr., indicandolo come colui il quale aveva permesso ai pescecani dell’alta finanza di innescare la crisi mondiale, ma si è dimostrato presto incapace di tenere in piedi la baracca. Lo avevano spacciato per paladino dell’ambiente e delle energie pulite,  quando invece non ha fatto altro che aumentare la produzione di petrolio, (queste le sue parole: “Stiamo producendo più petrolio e gas della precedente amministrazione guidata da un petroliere”),per ottenere l’agognata “indipendenza energetica”.  Doveva essere l’uomo della pace, (e per questo gli hanno dato pure il Nobel), ma è stato pur sempre il presidente che ha (tele)comandato le azioni di guerra nel Nord Africa e nel Vicino Oriente, rendendosi responsabile delle morti di Osama Bin Laden e  di Gheddafi, trucidati senza neanche uno straccio di processo. Si era proposto e continua a proporsi come il difensore delle classi più disagiate, ma la povertà in America non cala affatto, tant'è che ha perso circa 10 milioni di voti da parte degli americani, evidentemente delusi.
    Cosa resta, dunque, di questo nuovo Messia di quel liberal-capitalismo che, in Italia, svolta pericolosamente a sinistra? Come si giustificano tutto questo clamore e tutto questo trionfalismo da parte della cerchia di coloro che tutto capiscono e che ne sanno sempre più di tutti?
    Semplice: nulla. Difatti, resta il nulla politico e “materiale” del tanto esaltato “Yes, we can”; residuano solo il nulla delle idee e l’ipocrisia dei tanti, troppi, beoti di casa nostra. Quelli - tanto per intenderci- a cui basta un po’ di buonismo, una manciata di melassa e di vacua filantropia “negromosessuale” per smarrirsi nel deserto delle proposte impossibili e per restare impantanati nel cimitero del pensiero niente affatto libero. Per la gioia dei ricchi finanziatori della campagna elettorale di Obama, (gli stessi di quella di Romney), ossia di coloro che hanno generato la crisi che strozza il mondo intero; con la grande sofferenza di tutti gli italiani e di tutti gli europei, ridotti ormai sudditi colonizzati da Sua Incosistenza Barack Obama. Oh, sì gridiamolo tutti in coro, allora : "Thank you, Mr. President!".

    Roberto Marzola.

    lunedì 5 novembre 2012

    A VOLTE MI CHIEDO: SE CI FOSSE ANCORA IL DUCE?



    Anno domini 2012: l’Italia della Costituzione democratica e antifascista, che permette la sospensione della democrazia medesima grazie all’imposizione di “governi tecnici”, sembra affondare sotto il peso dell’assenza di sovranità su tutti i livelli, dal debito pubblico, della disoccupazione, della dittatura bancaria, dalla disgregazione dello stato sociale, dell’alto costo delle fonti di energia e -perché no?- del crollo della natalità degli autoctoni. Davanti alla mole di dati, scritti ed elementi empirici che ben testimoniano il disastro ormai conclamato, mi faccio una domanda: cosa accadrebbe oggi se l’Italia, anziché essere asservita al liberalcapitalismo, fosse ancora la culla del socialismo mussoliniano? Cosa ne sarebbe dell’Italia, in altre parole, se quella guerra l’avesse vinta Lui o, almeno, se ci fossero ancora Lui e le Sue idee?
    Non sono domande retoriche e non si tratta nemmeno di mera nostalgia; più che altro, si vuole proporre una riflessione critica su ciò che è stato il vituperato Ventennio e su cosa potrebbe ancora ispirarci oggi, grazie alla sua tremenda attualità, alla sua essenza quasi profetica.
    Sarei stato proprio curioso di vedere, infatti, come tutte quelle lobby che affamano il nostro Paese, (dalla massoneria alle lobby speculative, dalle multinazionali ai gruppi bancari), avrebbero potuto sottomettere stati e popoli, al cospetto di un movimento che intendeva creare un popolo unito e coeso, senza spaccature tra “padroni” e “proletari”, tra “capitalista” e “prestatore d’opera”, tra “guelfo” e “ghibellino”, in modo che tutti partecipassero allo sviluppo e al progresso della Nazione; dinanzi ad uno stato centrale inteso non di certo come stato-apparato o stato-burocrazia, (come avviene nei paesi di matrice comunista), bensì come stato-etico di concezione hegeliana, ossia come fonte di libertà per il singolo e norma etica, nonché proteso al bene universale. 
    Avrei voluto vedere le banche e le grandi aziende inseguire i loro guadagni folli e smodati a spese del popolo, se ancora vi fossero istituti come l’IMI e l’IRI, voluti da Mussolini per sostenere l’economia, evitare i fallimenti e, appunto, per monitorare l’operato di tutti i soggetti economici. Di sicuro, poi, non ci sarebbe stato l’Euro e non ci sarebbe stata l’Unione Europea, ma una Lira al passo con le valute più importanti, (ai tempi, la famosa “Quota Novanta”, per parificare il valore della moneta italiana alla Sterlina inglese), e una confederazione di stati, ciascuno dei quali signore in casa propria. A pensarci bene, ci saremmo pure risparmiati tutti quei sermoni su “quanto faccia bene cedere dei pezzi di sovranità nazionale”, firmati Monti e Napolitano. Vi pare poco?
    Ancora: probabilmente non saremmo angosciati nemmeno da questo fantomatico debito pubblico, dato che il Governo fascista raggiunse il pareggio di bilancio già nel 1924 grazie al Ministro De Stefani e che, oltre 20 anni più tardi, il suo collega De Stefani consegnò alle autorità dell’ Italia “democratica” il bilancio della Repubblica Sociale Italiana, potendo vantare un netto attivo malgrado la guerra!
    Pure l’economia sarebbe stata diversa, perché non più votata unicamente al profitto, bensì alla cd. “socializzazione”, ossia alla partecipazione del datore di lavoro e del lavoratore non solo al processo produttivo, bensì anche nella proprietà e nella gestione dei mezzi produttivi e, dunque, pure nella divisione degli utili. I lavoratori, magari, sarebbero ancora sostenuti come vennero sostenuti dalle organizzazioni corporative e le imprese alleggerite dal carico fiscale, proprio come allora. Si può addirittura sostenere che sarebbe molto più sviluppata e progredita anche la cd. "green economy",dato che già l'Autarchia mussoliniana suggeriva  una produzione a basso impatto ambientale e senza sprechi, capace di riciclare quasi integralmente i rifiuti generati e che fosse mossa, anche e soprattutto, da carburanti alternativi. Altro, dunque, che imprese che fuggono all’estero, (vedi la Fiat), e che minacciano la salute pubblica, (vedi il petrolchimico di Venezia o l’Ilva)!
    Dulcis in fundo, mentre oggi si spingono i malati di SLA a protestare, si dimezzano le pensioni ai vecchi e si lasciano i lavoratori per strada, ieri si creava lo stato sociale, con misure di sostegno -giusto per fare qualche esempio- agli anziani, (Assicurazione invalidità e vecchiaia, R.D. 30 dicembre 1923, n. 3184), ai disoccupati, (Assicurazione contro la disoccupazione, R.D. 30 dicembre 1926 n. 3158), ai meno abbienti, (Assistenza ospedaliera ai poveri R.D. 30 dicembre 1923 n. 2841), ai lavoratori (Tutela del lavoratore di donne e fanciulli R.D 26 aprile 1923 n. 653), ai nuovi nati, (Opera nazionale maternità ed infanzia, R.D. 10 dicembre 1925 n. 2277 e Assistenza illegittimi e abbandonati o esposti, R.D. 8 maggio 1925, n. 798), ecc.
    Insomma, siamo davanti ad un modello che, per un singolare scherzo del destino, curava già da allora i mali di oggi, a colpi di stato, etica, buon senso e giustizia sociale. Medicine, a mio modesto parere ancora valide per l'oggi. Quindi, mi chiedo e vi chiedo: perché non tornare a riflettere su questa "terapia"?  Che ne sarebbe dell’Italia e dell’Europa se avessero continuato la terapia contro il cancro moderno, individuato già da allora e che è tornato ad affliggerle da 70 anni a questa parte? In altre parole, cosa ne sarebbe di tutti noi se venisse ancora seguita la via indicata dal socialismo mussoliniano?
    Io azzardo una risposta: un mondo migliore. Problematico, certo, ma sicuramente migliore. 

    Roberto Marzola.

     P.S. Se vi chiedete il perché di questa mia risposta perentoria, rileggete l'articolo e cercate di approfondire i punti di volta in volta trattati.

    giovedì 25 ottobre 2012

    DEBITO PUBBLICO ALLE STELLE: FACCIAMOCI UNA DOMANDA

    Facciamoci una domanda: come mai  il debito pubblico non cala? Già, perché questo fantomatico "debito pubblico", che crea e disfa i governi secondo il volere dei mercati, è passato da un valore pari al 120,1 % sul Prodotto Interno Lordo dell'età berlusconiana all'attuale 126,1% (dati Eurostat), proprio sotto la guida di quei tecnici così cari agli stessi mercati.
    Una domanda più che lecita, se si considera che i guru di "La Repubblica", "Corriere della Sera", "Sole 24 ore" e compagnia bella, fino a qualche tempo fa, ci volevano far credere che la colpa fosse tutta di Berlusconi e delle sue pessime frequentazioni internazionali, (su tutte Putin e Gheddafi). Eppure, defenestrato l'uomo di Arcore, rimpiazzato -come sanno tutti- dalla squadra Monti, il debito pubblico, (che in teoria avrebbe dovuto calare sensibilmente per un discorso di "fiducia dei mercati), è aumentato di un secco 6% in soli 10 mesi.
    Poi hanno iniziato a farci due palle così con la storia dell'evasione fiscale. Sono cominciati i controlli a tappeto in tutta Italia, in particolare a Cortina e in Costa Smeralda; sono addirittura nati i provvedimenti e le proposte più assurde, come il divieto di prelevare più di 1000 € o l'ipotesi di pagamenti obbligatori per tutti gli importi superiori ai 150 €. Eppure nulla di tutto questo ha funzionato neanche lontanamente, ma è semplicemente servito per rallentare ulteriormente i consumi e a danneggiare i lavoratori che a Cortina e in Costa Smeralda svolgevano le loro oneste attività.
    Adesso, quasi disperatamente, i tecnocrati e i loro fedeli servitori dei media stanno cercando di sparare l'ultima cartuccia: il male assoluto sono gli sprechi. E allora via coi tagli: una potatina alla sanità e una sforbiciata all'istruzione; una limata agli ammortizzatori sociali e un colpo d'ascia ai servizi in generale. Naturalmente, nemmeno una leggera levigata ai privilegi dei politici, perché Monti e soci non possono certo rischiare di risvegliare un minimo d'appetito nei politicanti e, quindi, pensano a cullarli ancora nella bambagia. Ma il debito pubblico non sembra volerne sapere e sale, sale e sale ancora, a spese ancora dei poveri cristi, oppressi dal debito, dall'inflazione, dalla disoccupazione ed ora, proprio a causa dei taglia, anche dal disfacimento dello stato sociale.
    Allora, dico io: non è che per caso ci stanno prendendo per il culo? Non sarà ora di cercare veramente la verità, di rompere le catene e di vedere chi muove le statuette poste sul fondo della caverna e cosa c'è oltre a loro? Perché magari non focalizziamo l'attenzione sulla moneta, sulle banche e sulla finanza? Vuoi vedere che sono loro i veri mali da rinchiudere nuovamente nel vaso di Pandora, rappresentato stavolta dal controllo pubblico e/o dalla nazionalizzazione? Coraggio, un po' di curiosità, un po' di coraggio: basta scrivere la parola "signoraggio" su Google o su Youtube, per sentirne delle belle. "Fatti non foste a viver come bruti, ma..."

    Roberto Marzola

    lunedì 22 ottobre 2012

    FORNERO: TORNI SULLA TERRA!

    "I giovani di oggi non siano troppo choosey (difficili, pignoli, ndr), all'inglese, e prendano le prime offerte e poi da dentro guardarsi intorno". Queste sono state, oggi, le parole pronunciate da Elsa Fornero, il ministro del lavoro di un paese in cui ormai il 34% dei giovani non riesce a trovare lavoro. Ad onor del vero, l'ex docente dell'Università di Torino ha provato successivamente a correggere il tiro, dicendo che, in fondo, i ragazzi del giorno d'oggi sono disposti ad accettare qualsiasi offerta di lavoro, rimarcando però che non devono essere "schizzinosi".

    ***
     Caro Ministro,
    ho seguito con attenzione le Sue dichiarazioni odierne e ci terrei proprio a risponderle.
    Non so ai miei coetanei, ma a me la parola "schizzinoso" dà un fastidio tremendo. Difatti, sembra quasi che l'impietoso dato sulla disoccupazione giovanile in Italia, (le ricordo: 33,9% !), sia causato solo da un certo atteggiamento di noi fanciulli in cerca di una prima occupazione, come se il mercato del lavoro grondasse di offerte ed opportunità che i giovani non vogliono cogliere al volo. Mi permetto di darle un consiglio, caro Ministro: torni sulla terra e faccia il suo lavoro! Provveda a sostenere le aziende e le metta in condizioni di fare buon uso della loro esperienza, inventiva e professionalità, anziché spingerle ad andare all'estero e/o permettere che siano raggiunte dall'abbraccio mortale delle sue amiche banche. Agisca di concerto con il suo collega Profumo, perché si possa avere una riforma scolastica e, soprattutto, accademica che sia in grado di formare dei professionisti già al conseguimento del titolo di studio, non dopo anni di spesi appresso materie inutili ed inconsistenti e di tirocini privati, in cui si è praticamente degli schiavi al soldo di gente navigata. E si preoccupi di come garantire l'accesso immediato di queste figure professionali al mondo del lavoro, cercando pure di proteggere e incentivare quelle aziende e quei professionisti che siano disposti ad investire sui giovani e a premiarne il talento.
    In poche parole, faccia il suo lavoro! A chiederglielo sono tutti quei ragazzi tra i 15 e i 30 anni, che non sanno più dove sbattere la testa e che sono costretti a (soprav) vivere sulle spalle dei genitori, spesso loro malgrado. Sono tanti e tutti hanno dei sogni, delle aspettative e delle capacità che andrebbero realizzate e premiate.
    Si dia da fare in fretta, quindi, perché i bisogni di questi giovani non possono certo aspettare. In più, se le è possibile, gradiremmo che lavorasse in silenzio, perché delle sue lacrime e delle sue sparate, (come del resto di quelle del suo compare Mario Monti, che -ricordo- disse: "ah, che monotonia il posto fisso!"), ne abbiamo ormai piene i c******i!

    Firmato,

    un giovane per niente affatto "schizzinoso".

    Roberto Marzola.

    mercoledì 17 ottobre 2012

    NEGAZIONISMO: IL VERO CRIMINE E' CRIMINALIZZARE


    "Negazionismo": un termine erroneo e fuorviante, giacché a proposito della Shoah nulla si nega, ma tutto si vuol scoprire, a cominciare dai criteri di ricerca e argomentazione storica.
    Una legge che punisca il negazionismo: l'ennesimo odioso reato d'opinione; l'ennesimo provvedimento liberticida, imposto da una lobby non governativa ma assai influente, tanto da riuscire a far trasformare in legge ogni suo capriccio.
    Mi sembra la premessa migliore per descrivere il ritorno di fiamma del reato di negazionismo, auspicato da Monti (fonte), dalla Finocchiaro (fonte), da Schifani (fonte) e, naturalmente, dal burattinaio Riccardo Pacifici (fonte). Una richiesta che muove dal sensazionalismo legato all'anniversario della deportazione di Roma, (sulla quale ci sarebbe da dire e a proposito della quale consiglio, giusto per avere un senso generale della questione, di leggere "Noi Fascisti e gli Ebrei", di Giorgio Pisanò); una richiesta che si fa più forte dopo che in Europa si riaffaccia il vento del nazionalismo e la voglia di liberazione da insopportabili domini oscuri, dopo che lo Jobbik e Alba Dorata sono realtà ormai concrete, dopo, insomma, che anche gli ultimi sondaggi in Italia (da prendere sempre con le pinze) attestano Forza Nuova al 6%.
    Circostanze strane, sinistre, che mi fanno davvero pensare alla nascita di un'autentica psico-polizia, nonché ad uno stato divenuto sul serio Leviatano. Già, perché se la logica non è anch'essa un reato, imporre un divieto di negare qualcosa significa imporre una verità precostituita per legge, il che è assai ben più illiberale e aberrante di quanto non venga rimproverato ai cd. "regimi totalitari" di ieri, (in primis al Nazismo e al Fascismo), o ai moderni stati fondamentalisti islamici, finiti anch’essi nel mirino delle moderne e “pacifiche” democrazie. Resto, difatti, dell'idea che le opinioni e le teorie scientifiche, (perché anche la storia, in fondo, dovrebbe essere una scienza, non una materia di speculazione politica), debbano essere affrontate con opinioni e teorie scientifiche uguali e contrarie, non con la legge penale. I dati con i dati, i fatti con i fatti, i personaggi con i personaggi, e così via, come il metodo scientifico insegna e pretende.

    Penso che porre dei paletti al sapere e alla ricerca riporti l'Europa ed il mondo ad un'epoca ancestrale, quando affermare che la Terra fosse tonda anziché piatta e che fosse quest’ultima a girare attorno al Sole e non viceversa, costava abiure, scomuniche, processi e roghi. Una realtà che non può tornare a trovare spazio nell'epoca dei cd. "costituzionalismi", dove l'individuo è (dovrebbe?) essere davvero libero da contingenze e controlli esterni alla sua auto-coscienza. Un sistema culturale e politico, insomma, che non dovrebbe affatto tollerare che, (come ricordava di recente Fabrizio Fiorini su “Rinascita”), Horst Mahler, Alex Möller, Pedro Varela, Ernst Zündel, Sylvia Stolz, Vincent Reynouard, Gerd Honsik conoscano il carcere per aver scritto libri e saggi capaci di rendere un’immagine dell’Olocausto così come lo conosciamo, o che Robert Faurisson, David Irving, Carlo Mattogno, Claudio Moffa e David Cole finiscano alla sbarra o vengano aggrediti, (come successo, ad esempio, più volte a Robert Faurisson), per aver raccolto informazioni d’archivio, confrontato fatti, numeri e dati e per averli poi trasfusi in dei libri, senza alcun fine ideologico ma solo per amor di verità.

    E’ mio fermo proposito rifiutare questa grande ipocrisia, questo evidente stridore tra principi scritti che inneggiano alla libertà e all’importanza del sapere, e le incriminazioni che affliggono chi di quei valori e di quegli ideali ha fatto una bandiera di vita e un fine esistenziale. Voglio dirmi assolutamente contrario al desiderio inquisitorio di questi signori, alla loro tentazione di veder imprigionati tutti i loro avversari, nonché alla logica e al sistema del pensiero unico. Pretendo coerenza, pretendo verità, pretendo moralità e giustizia. Esigo libertà. La libertà di leggere, di studiare, di consultare fonti e archivi, di pervenire alle mie conclusioni e convinzioni motivate e di condividerle, senza che nessuna autorità o istituzione sia lì pronta a censurarmi e a farmi cambiare idea a forza di condanne o, magari, costringendomi a guardare certe immagini e facendomi risultare sgradito ciò che amo fare a suon di ospedali psichiatrici, farmaci e legacci, proprio come avveniva al protagonista di “Arancia Meccanica”. E voglio che questa libertà sia per tutti, allineati e non, omologati e non.

    So cosa potrebbero costarmi queste mie parole e queste mie convinzioni, ma non me ne curo. Preferisco seguire l’esempio di quegli uomini e di quelle donne i cui nomi appaiono poche righe sopra. Vorrei unirmi a loro e dare il mio piccolo contributo, per combattere la violenza e l’assurdità del sapere a senso unico. E a loro voglio, infine, dirigere il mio pensiero. A loro che hanno scelto di rischiare tutto perché gli uomini possano essere, in un domani magari non troppo lontano, veramente liberi. Onore!



    Roberto Marzola.

    lunedì 15 ottobre 2012

    ASCOLI: IL QUADRO CON MUSSOLINI DEVE SPARIRE

    Alla fine l'A.N.P.I. l'ha spuntata: il quadro, risalente al 1939, del pittore Aldo Castelli,  raffigurante un Mussolini idealizzato, deve sparire dall'aula magna dell'Istituto Tecnico Commerciale per geometri di Ascoli Piceno. Ad avviso dei figli e nipoti dei partigiani sarebbe "troppo pericoloso per la formazione dell'individuo".
    Ci rendiamo conto? Un disegno che vuole essere un inno alla formazione, alla cultura e al sapere diventa, per coloro che hanno l'ardore di definirsi come "i fautori della democrazia e del libero pensiero in Italia", addirittura una minaccia per dei ragazzi di età normalmente compresa tra i 15 e i 19 anni, i quali si suppone che un minimo di coscienza storico-politica l'abbiano già ricevuta durante l' "antifascistissima" scuola dell'obbligo. Ragazzi che, in più d'un caso, hanno pure protestato contro la scelta del preside, sollecitata appunto dall'A.N.P.I., di rimuovere l'opera, giacchè, a loro avviso, questa stava bene nel suo contesto originale (fonte).
    Non le proteste, non il buon senso e nemmeno il tanto decantato insegnamento dei "Padri Costituenti", (i quali hanno scritto nella costituzione le seguenti parole: "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione"; "L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento"), hanno potuto arginare la barbarie e la furia iconoclasta di certi signori. Insomma, dopo Bolzano, (ove si voleva censurare un bassorilievo raffigurante Mussolini), siamo davanti ad una nuova manifestazione di quella turba psichica, di quell'odio cieco e rancoroso e di quell'ignoranza senza precedenti che risponde al nome di "antifascismo militante". Una vera e propria patologia, che non deve essere sottovalutata né deve trovare alcun gioco di sponda da parte delle istituzioni, in quanto foriera di una mentalità e di un atteggiamento ben più dannosi per la formazione di un ragazzo di quanto non possa esserlo un'opera d'arte, (si legga: qualsiasi opera d'arte), perché, appunto, distoglie gli studenti dai problemi veri e li educa all'odio e all'avversione politica. Tuttavia, credo che queste siano solo le considerazioni di una "carogna fascista" e, come tali, non debbano trovar posto nella "repubblica nata dalla resistenza", dove, notoriamente, possono avere cittadinanza solo sentimenti di bassa lega. Eccovene un'altra conferma.
    C.V.D.

    Roberto Marzola.

    lunedì 8 ottobre 2012

    VENEZUELA: QUEL CHE CONTA ' IL TONFO DEL F.M.I.

    Hugo Chavez, presidente del Venezuela, può piacere o non piacere. Di lui s'è detto tutto il contrario di tutto: c'è chi lo considera un satrapo antisemita e chi, invece, l'ultimo dei grandi leader; chi lo ritiene il padre del moderno socialismo e chi un chiacchierone a cui è soltanto antipatico lo Zio Sam.
    Da oggi, però, c'è un "piccolo", (si fa per dire), dato di fatto su cui concentrare l'attenzione: Hugo Chavez l'ha spuntata di nuovo, avendo vinto le elezioni per la quarta volta, con olte il 54% dei suffragi in suo favore. Una sconfitta piuttosto netta, dunque, per lo sfidante Henrique Capriles, un discendente di stirpe ebraica, spudoratamente sostenuto dal Fondo Monetario Internazionale. Dobbiamo riflettere sull'esito di queste votazioni, soprattutto noi europei. In Venezuela, infatti, abbiamo un capo di stato che fa del sociale il suo cavallo di battaglia, alzando le pensioni, allungando le ferie, aumentando i salari minimi e mettendo sotto controllo statale la PDVSA, (ossia la principale holding petrolifera del paese), ed un popolo che sceglie di seguirlo, di credere alla sua concezione statualistica, non mercatistica, della politica; qui in Europa, invece, possiamo osservare solo tanti piccoli burocrati, i quali, in nome dell'austerity, non fanno altro che parlare di "andamento dei mercati", "fiducia dei mercati" e "condizioni dei mercati", senza mai nominare il popolo, senza mai pensare a quella che, tradizionalmente, si definisce "econonomia reale". Un fenomeno da cui si può cogliere una grande lezione: per sottrarsi all'inabissamento del capitalismo moderno, rappresentato in toto dalla crisi mondiale, bastano proprio un leader, (capace di avere idee diverse dal normale, tanto in politica interna quanto in politica estera, ed imbevute di patriottismo e giustizia sociale), e un popolo, (che sia disposto a credere e a ribellarsi alla tirannide finanziaria). "Uno Stato, un Popolo, un Capo", disse Qualcuno tempo fa; evidentemente, un progetto d'azione valido ancora oggi, con buona pace dello spread, delle borse e di tutte le altre entità virtuali imposte dai signori dei mercati.

    Roberto Marzola