Torno a battere il ferro, anche se non è poi così caldo, purtroppo. Sebbene cerchi di rabbonirci prospettandoci la fantomatica "fase due", (annunciata peraltro da mesi e mai messa in atto), il governo tecnico è un'autentica disgrazia. Da quando è stato imposto agli italiani con l'ormai ben noto colpo di mano Napolitano-Merkel-Goldman Sachs, non ne ha azzeccata una: non ha saputo far nulla per fronteggiare la disoccupazione, per contenere l'ascesa del prezzo dei prodotti petroliferi, per aumentare il potere d'acquisto delle famiglie, per regolamentare la situazione dei pensionati o quella dei giovani in cerca d'occupazione. Ha saputo solo mettere le mani nelle tasche degli italiani. Anzi, più precisamente, ha saputo guardare solo allo spread, e più questo aumentava, più si aumentavano le tasse. Roba che un qualsiasi cretino, scelto a caso e pagato due soldi, avrebbe saputo fare. Noi, invece, per farlo abbiamo dovuto scomodare dei professoroni, tanto inutili quanto costosi. Oltre al danno la beffa.
Con quale risultato poi? Che l'Italia è morta. Per chi non se ne fosse accorto, infatti, le misure di austerity non sono la cura. Anzi, rischiano di essere il colpo di grazia. Non occorre di certo essere dei geni per capirlo. Sarebbe bastato, difatti, guardare alla vicinissima Grecia, interessata da questo problema ben prima di noi, per rendersene conto. All'ombra del Partenone, infatti, la prima conseguenza tangibile delle misure volute dall'Unione Europea è stata proprio l'aumento della disoccupazione. Disoccupazione che ha portato ad un progressivo impoverimento di tutta la popolazione, dovuto ad una contrazione dell'economia pari al 20% circa in pochi mesi.
Vogliamo davvero fare questa fine? Vogliamo davvero permettere ad un branco di usurai e di passacarte di prelevare coattivamente i nostri risparmi, (ammassati con una vita di duro lavoro, non certo rubati!), per finanziare i costi delle loro speculazioni e della loro "finanza creativa"? Credo che la risposta più logica a questa domanda sia, ovviamente, "no!". E allora, per Dio, sentite quella sveglia che sta suonando da un pezzo e che vi chiama a prendervi cura del vostro Paese, della vostra Gente, dei vostri Figli; quella sveglia che vi sta dicendo che è ora di prendere a calci in culo questi tromboni della politica e di dare in pasto alle fiamme l'Euro, l'Unione Europea, le banche private e tutto il resto.Non chiudetela stavolta; non restate a dormire beati. Potrebbe essere l'ultima occasione. E chi è causa del suo mal, poi, pianga solo se stesso.
Roberto Marzola.
Dopo una lunga gestazione nasce un blog giovane,ponderato e politically Scorrect: senza peli sulla lingua,senza freni.Un viaggio a 300 all'ora sulla realtà passata e contemporanea,per scalzare dal loro scranno i baroni della politica, della morale,della storia e,più in generale,della cultura! Questo blog lotta con ARIES OFFICINA NAZIONAL POPOLARE.
BENVENUTI, CHIUNQUE VOI SIATE
Se siete fautori del "politcally correct", se siete convinti che il mondo è davvero quello che vi hanno raccontato, se pensate di avere tutta la verità in tasca, se siete soliti riempirvi la bocca di concetti e categorie "democraticizzanti", sappiate che questo non è luogo adatto a Voi.
Se, invece, siete giunti alla conclusione che questo mondo infame vi prende in giro giorno dopo giorno, se avete finalmente capito che vi hanno riempito la testa di menzogne sin dalla più tenera età, se avete realizzato che il mondo, così come è, è destinato ad un lungo e triste declino, se siete convinti che è giunta l'ora di girare radicalmente pagina , allora siete nel posto giusto.
Troverete documenti,scritti, filmati, foto e quant'altro possa sostenervi in questa santa lotta contro tutti e tutto. Avrete anche la possibilità di scrivere i Vostri commenti, le Vostre impressioni, le Vostre Paure e le Vostre speranze.
Svegliamoci dal torpore perché possa venire una nuova alba, una nuova era!
lunedì 3 settembre 2012
lunedì 27 agosto 2012
POPOLO ITALIANO: MA PERCHE’ NON T’INCAZZI?
“Siamo in un mare di guai”: è il leit motiv che proviene
dalla viva voce di tantissimi italiani da un anno a questa parte. Se chiedete a
qualche personaggio un po’ meno fine, potreste ascoltare delle variazioni sul
tema ben più colorite, che forse rendono ancora meglio l’idea: l’Italia e gli
italiani hanno un futuro tutt’altro che roseo.
Come si fa a non trovarsi d’accordo? L’Italia è il paese
dell’Unione Europea con il prelievo fiscale più elevato. Stando alle
rilevazioni dell’International Finance Corporation,(fonte),
viaggiamo ormai ad una percentuale attorno al 70%, (68,8, per l’esattezza),
contro il 21% del Lussemburgo, il 26% dell’Irlanda, il 47% della Grecia o il
48% della Germania. Come se non bastasse, gli italiani al rientro dalle ferie
sono attesi da ulteriori rincari, che riguardano davvero ogni aspetto della
vita quotidiana: dall'Imu alle tariffe di gas e luce, dai trasporti alle
tariffe autostradali, per un aumento complessivo del prelievo pari a circa
2.000 euro pro capite. Non va di certo meglio con la benzina. Se una ricerca
Bloomberg del 14 agosto scorso, (qui)
collocava l’Italia come il settimo paese al mondo per il prezzo del carburante,
(con un costo medio per litro di circa 1,714), con gli ultimi aumenti che hanno
fatto schizzare la verde a quota € 2,013 si può dire il Belpaese contenda ormai
la maglia nera alla Norvegia, ove il costo per un litro di benzina è di € 2,160
al litro. La disoccupazione, infine, è a livelli mostruosi, come tutti ben
saprete.
Insomma, volendo parlare in parole povere, lavorano sempre
meno persone, guadagnando sempre meno, e praticamente tutti dobbiamo pagare
sempre più tributi, magari pure sulle bevande gassate zuccherate, (sì, avete
letto bene: fonte),
oltre che sui beni di prima necessità. Ormai non c’è davvero più nulla che
sfugga alla lunga mano fiscalista dello Stato, che in maniera sempre più
sfrontata preleva coattivamente denari dalle tasche dei contribuenti per
dirottarli chissà dove.
Tutti si lamentano, ma nessuno fa nulla. Non una
manifestazione di protesta,(che pure serve a poco, ma è sempre meglio di nulla),non un movimento serio che
proponga qualcosa. Niente di niente. Solo episodi di disperazione individuale,
che riempiono il cuore di dolore e aumentano la rabbia, per una casta politica corrotta
e un popolo ignavo.
Quanto siamo ancora disposti a subire tutti
quanti? Quanto tempo ancora subiremo la faccia tosta di un Ministro del
Consiglio che non sa nemmeno cosa rispondere ad un giovane che gli chiede una sola buona
ragione per non abbandonare l’Italia, o che si permette di dire che il “posto
fisso è monotono”, o che “la generazione dei 30enni è irrimediabilmente persa"?
Quanto a lungo tollereremo una squadra di governo non eletta, che
fino ad ora si è dimostrata abilissima solo nel chiedere sacrifici agli
italiani e a piazzare i propri figli in fior fiore di enti pubblici o istituti
bancari, con stipendi che un operaio stenta anche ad immaginare? Insomma,
quanto tempo dovrò attendere prima di vedere uno scatto d’orgoglio, un gruppo
di semplici cittadini che si riunisce spontaneamente per pensare ad un qualcosa
di diverso o anche semplicemente per andare a prendere per il bavero della
camicia d’ordinanza questi autentici affamatori di popolo?
Domande che mi
lasciano l’amaro in bocca, che mi spingerebbero a partire anche da solo alla
volta di Roma, se solo servisse a qualcosa. Domande che forse fareste bene a
farvi un po’ tutti. Ammesso e non concesso che troviate il tempo per farvele, tra un pulcino
che canta in radio ed un ultimo bagno al mare...
Roberto Marzola.
lunedì 20 agosto 2012
UNO STATO CRIMINALE
Dedicato ad Andrea. Non possiamo neanche immaginare quanto sia dura,
ma siamo con Te, Camerata!
Precarietà, angoscia e dolore: questo è ciò che ha spinto, la scorsa settimana, Angelo Di Carlo a cospargersi di liquido infiammabile e a darsi in pasto alle fiamme, per gettarsi contro le stanze della Camera dei Deputati. Un gesto estremo che sa di disperazione e di rassegnazione e che gli è costato la vita, dopo interminabili giorni di agonia. Uno di quei gesti che ti portano a chiederti come si possa, nel 2012, accettare che un uomo, un padre di famiglia, si tolga la vita perché non riesce a trovare un lavoro che gli consenta un'esistenza dignitosa. Dove è lo Stato? Dove è finito lo Stato sociale? Perché nessuna istituzione ha aiutato quest'uomo, che pure ha lavorato quando ha potuto e che voleva solo lavorare?
Domande che lasciano un vuoto enorme e tanta rabbia. Anzi, una vera e propria sete di vendetta contro una classe politica che, per l'ennesima volta, se ne frega del gesto estremo di un uomo disperato, di un figlio che non ha più un padre, di una famiglia che non esiste più e dello sgomento di tutta quella gente che guarda al presente e al futuro con occhi rassegnati.
Il gesto di Angelo, dunque, non sia vano. Serva almeno a smuovere le coscienze, a far nascere dentro a ciascun italiano quel senso di ingiustizia e di intolleranza verso una classe politica che amministra il Paese negli interessi di tutti, tranne che del popolo. Una classe politica che ci lascia morire di disoccupazione, debiti ed esasperazione. Alimenti, insomma, la voglia di cambiare. Facciamolo, almeno, per il figlio di Angelo, Andrea, che ho la fortuna e il piacere di conoscere e al quale va il mio pensiero in queste ore tremende; facciamolo per lui, che sta vivendo sulla sua pelle l'arroganza e l'indifferenza mostrate da questo Stato infame. Il tempo delle parole finisca e dalle parole si passi ai fatti, perché il prezzo dell'ignavia e della rinuncia ad agire, stavolta, è veramente troppo alto. Come direbbe la Compagnia dell'Anello: "ma questa storia deve finire, la gioventù si ribellerà, la resa dei conti, la resa dei conti verrà!"
Roberto Marzola.
lunedì 23 luglio 2012
PURE MAGDI ALLAM SE NE E' ACCORTO: IL VERO PROBLEMA SONO LE BANCHE
Oggi è successo un fatto che ha quasi dello straordinario. E' la prima volta, infatti, che mi capita di leggere sulle pagine di un quotidiano nazionale un giornalista di fama che parla di signoraggio e che punta il dito contro il sistema bancario. Oggi è avvenuto su "Il Giornale", in un pezzo a firma di Cristiano Magdi Allam, intitolato: "BCE, la fabbrica del debito che sta rovinando l'Europa" (qui).
Davvero un bel pezzo, non c'è che dire, che ha due meriti: da un lato, informare e, dall'altro, descrivere malattia e terapia in termini semplici e tutt'altro che traumatici per il lettore. Così, con questo tono molto pacato, Magdi Allam ci dice che "oggi la Bce stampa la banconota da 100 euro al costo di 3 centesimi e la vende alle banche commerciali a 100 euro, più l'1% di interesse, in cambio di titoli di garanzia. Le banche rivendono la banconota allo Stato a un tasso superiore in cambio di buoni del Tesoro che sono titoli di debito. Lo Stato ripaga questi interessi facendoli gravare sulle tasse imposte ai cittadini. Quindi tutto il denaro in circolazione è gravato da interessi percepiti dalle banche e da tasse che gravano sulle nostre spalle. È così che noi siamo indebitati dal momento in cui nasciamo". Bravo! Addirittura, individua poi il colpevole di tutto questo, ossia la BCE, descritta come "un'istituzione che svolge una funzione pubblica ma è di proprietà privata, detenuta da banche private, comprese quelle dei Paesi europei che non aderiscono all'euro. Ha la struttura di una società per azione e gode di autonomia assoluta dalla politica pur condizionando pesantemente la politica". Bravissimo! Infine -udite udite- prospetta anche una soluzione interessante: "una nuova valuta nazionale emessa direttamente dallo Stato, che ci affranchi dalla schiavitù del signoraggio e scardini dalle fondamenta la «fabbrica del debito», emessa a parità di cambio con l'euro per prevenire fenomeni speculativi e inflazionistici". Chapeau!
Sono quasi senza parole. Addirittura, rischio che mi scenda una lacrimuccia sul viso. Finalmente un messaggio chiaro, forte e veritiero che giunge al grande pubblico e, per ironia della sorte, dalle pagine di uno dei giornali più liberali in circolazione. Una messa cantata proprio per chi ha più bisogno di ascoltarla! Speriamo che non sia solo un evento sporadico; speriamo che non sia soltanto il disperato tentativo, da parte di un giornalista a corto di idee, di far parlare di sè; speriamo, insomma, che di questi argomenti si parli sempre più spesso, perché la gente finalmente sappia di cosa sta morendo e di cosa moriranno i loro figli, malgrado questa Italia, come dice lo stesso Magdi Allam, abbia "tutti i requisiti di credibilità e solidità per andare avanti a testa alta e con la schiena dritta".
Roberto Marzola.
Davvero un bel pezzo, non c'è che dire, che ha due meriti: da un lato, informare e, dall'altro, descrivere malattia e terapia in termini semplici e tutt'altro che traumatici per il lettore. Così, con questo tono molto pacato, Magdi Allam ci dice che "oggi la Bce stampa la banconota da 100 euro al costo di 3 centesimi e la vende alle banche commerciali a 100 euro, più l'1% di interesse, in cambio di titoli di garanzia. Le banche rivendono la banconota allo Stato a un tasso superiore in cambio di buoni del Tesoro che sono titoli di debito. Lo Stato ripaga questi interessi facendoli gravare sulle tasse imposte ai cittadini. Quindi tutto il denaro in circolazione è gravato da interessi percepiti dalle banche e da tasse che gravano sulle nostre spalle. È così che noi siamo indebitati dal momento in cui nasciamo". Bravo! Addirittura, individua poi il colpevole di tutto questo, ossia la BCE, descritta come "un'istituzione che svolge una funzione pubblica ma è di proprietà privata, detenuta da banche private, comprese quelle dei Paesi europei che non aderiscono all'euro. Ha la struttura di una società per azione e gode di autonomia assoluta dalla politica pur condizionando pesantemente la politica". Bravissimo! Infine -udite udite- prospetta anche una soluzione interessante: "una nuova valuta nazionale emessa direttamente dallo Stato, che ci affranchi dalla schiavitù del signoraggio e scardini dalle fondamenta la «fabbrica del debito», emessa a parità di cambio con l'euro per prevenire fenomeni speculativi e inflazionistici". Chapeau!
Sono quasi senza parole. Addirittura, rischio che mi scenda una lacrimuccia sul viso. Finalmente un messaggio chiaro, forte e veritiero che giunge al grande pubblico e, per ironia della sorte, dalle pagine di uno dei giornali più liberali in circolazione. Una messa cantata proprio per chi ha più bisogno di ascoltarla! Speriamo che non sia solo un evento sporadico; speriamo che non sia soltanto il disperato tentativo, da parte di un giornalista a corto di idee, di far parlare di sè; speriamo, insomma, che di questi argomenti si parli sempre più spesso, perché la gente finalmente sappia di cosa sta morendo e di cosa moriranno i loro figli, malgrado questa Italia, come dice lo stesso Magdi Allam, abbia "tutti i requisiti di credibilità e solidità per andare avanti a testa alta e con la schiena dritta".
Roberto Marzola.
martedì 17 luglio 2012
MONTEGRANARO: STORIA DI UN PAESE CHE SCOMPARE. GRAZIE GLOBALIZZAZIONE. GRAZIE DEMOCRAZIA
Vi annoio con la storia, passata e presente, del mio
paesello, Montegranaro: 13.000 anime
affacciate sull’Adriatico, con le spalle protette dai Sibillini e i piedi
bagnati dal Chienti. Lo faccio perché potrebbe essere il simbolo di una realtà
umana, economica e sociale di un’Italia destinata a scomparire.
Una volta era una cittadina di eccellenze, in particolar
modo calzaturiere. Una storia di artigiani ed imprenditori che risale
addirittura al 1800, allorché un certo Granatelli prese a lavorare in paese le
prime “chiochierette”, apprezzate sin
da subito fino a Roma. Da quel momento in poi, la fama di quella che una volta
fu la Veregra romana crebbe di anno in anno, specie sotto il Ventennio,
(allorquando giunsero in paese i primi macchinari), e durante gli anni del boom
economico del 1950-60. Montegranaro diviene in poco tempo la capitale italiana
del settore calzaturiero, con imprese, botteghe e laboratori sparsi in ogni
angolo della città. La sua fama, intanto, valica i confini nazionali ed i suo
prodotti vengono apprezzati in tutto il mondo. Il benessere portato dall’industria
è grande. Nei paesi del circondario, addirittura, si favoleggia che più di una
famiglia a Montegranaro abbia maniglie d’oro in casa e la Ferrari in garage. Suggestioni
e dicerie popolari, certo, ma che descrivono bene lo stato di agio conosciuto
da queste parti.
Poi però tutto si è interrotto. I vari periodi di
congiuntura economica hanno messo a dura prova la capacità produttiva e
imprenditoriali dei calzaturieri di Montegranaro. In tanti, troppi, hanno
esportato l’attività all’estero, nei Paesi emergenti; in tanti, troppi, hanno
addirittura insegnato tecnologia e metodi di produzione in Paesi
sottosviluppati. Numerose imprese hanno chiuso i battenti; i laboratori e gli
opifici industriali ormai sono solo un ricordo, buono al massimo per una
cartolina. Iniziano a vedersi scene raccapriccianti pure nel sociale, anche per
colpa -spiace dirlo- di un’amministrazione troppo impegnata a prepararsi per l’imminente
arrivo dei marziani, (vera fissa dello storico sindaco di Montegranaro!), per
occuparsi dei problemi locali. Il centro storico cade a pezzi. Né il Comune, né
i privati fanno nulla; solo qualche associazione prova - taluna spesso con fare
demagogico ed interessato- a rimboccarsi le maniche. Con l’unico risultato che
al posto del luogo della memoria di un paese di collina abbiamo un’autentica
casbah, popolata da immigrati per lo più di religione musulmana. Così, il dialetto montegranarese è stato
soppiantato dall’arabo; invece degli Svampa e dei Luciani troviamo gli Abdul e
i Mohamed; dove una volta c’erano le signore con il grembiule a lavorare le
scarpe nel garage sotto casa, adesso troviamo le donne intabarrate nei loro
veli. Una grave perdita d’identità, anzi un delitto contro di essa, che rischia
di essere devastante per il futuro.
Ma c’è di più. Nel corso degli anni sono nate vere e proprie
gang di marocchini e albanesi, che terrorizzano i loro coetanei con atti di
bullismo e furti di lieve entità. Furti che in certi episodi hanno riguardato
anche macchine e appartamenti, rimasti spesso impuniti, dato che chi li aveva
commessi è ancora minorenne ed è libero di starsene notte e giorno al bar in
piazza, (ogni riferimento a fatti e persone è puramente voluto). Dalle ruberie siamo poi arrivati alle risse tra
albanesi e marocchini nei vicoli di paese e al “presidio”, da parte di queste bandarelle
di piccoli criminali, di alcune zone poco illuminate del paese. Dulcis in
fundo, sono state avvistate anche le prime prostitute, forse ghanesi o
nigeriane, che offrono le proprie prestazioni ai passanti increduli, perché le
lucciole di strada da queste parti non s’erano mai viste. Tutto ciò nel giro di
pochi mesi; tutto mentre, anche semplicemente passeggiando per le vie del
paese, si può notare un numero sempre crescente di allogeni di qualsiasi razza,
attratti non si sa bene da cosa, dato che il lavoro non è propriamente
abbondante. Fatti, persone e circostanze che mi portano ad una conclusione
semplice: questo maledetto sistema liberal-capitalistico su base
pseudo-democratica è una autentica iattura. Da un lato, infatti, l’economia del
libero mercato e del profitto sopra ogni cosa sta mortificando la
professionalità di artigiani e piccoli imprenditori, costretti a fare i conti
con la concorrenza sleale e a basso costo; dall’altro, la globalità dei flussi
migratori e l’idiozia di chi vorrebbe l’integrazione forzata stanno facendo
regredire la nostra società all’età della pietra, al bellum omnium contra
omnes. Un imbarbarimento degli usi e costumi che rischia di sfociare, (come in
parte è già avvenuto), in episodi di violenza sempre più gravi. Traiamo,
dunque, un profondo insegnamento da tali indici micro e macro economici, che ci
dicono che su questa strada non si può andare avanti, nonché da tutti questi
immigrati, (spesso di seconda o terza generazione), che stanno diventando un
grosso problema, anziché una “risorsa”, come qualcuno si ostina ancora a
sostenere. Facciamolo finché siamo ancora in tempo, finché ci saranno ancora un
centro storico da salvare, un dialetto da tutelare, una professionalità da
esportare, valori da insegnare ed una comunità umana da valorizzare.
Facciamolo, insomma, prima che di tutto questo restino solo rovine; prima che
Montegranaro sia solo un dolce e triste ricordo di una fiorente cittadina
marchigiana.
giovedì 12 luglio 2012
FREDA GIORNALISTA: E' SCANDALO. PERCHE' ?
"L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna
definitiva" . Questo è quanto dice la costituzione repubblicana al suo
articolo 27. Un principio che non dovrebbe fare eccezioni per nessuno. Invece,
capita sempre più spesso che taluno invochi delle eccezioni al principio di non
colpevolezza. Mi riferiscono alle lobby che contano: quelle di "La
Repubblica", quelle di De Benedetti, quelle dei sindacati, quelle de
"Il Fatto Quotidiano", quelle dalla comunità ebraica e via discorrendo,
sempre pronte a chiedere deroghe ed eccezioni nei confronti di personaggi che
considerano nemici. E' successo ieri per Silvio Berlusconi, ( ex Presidente del
Consiglio dei Ministri, uscito ormai indenne a 30 attacchi della magistratura e
non credo sia solo per le famose "leggi ad personam"); accade oggi a
Franco Freda. Ve lo ricorderete tutti: attivista neofascista, fondatore del
"Gruppo di AR", indagato per la strage di Piazza Fontana. Da questa
accusa venne assolto per mancanza di prove dalle corti di appello di Bari e
Catanzaro e in via definitiva dalla corte di Cassazione di Roma nel 1987. L’unica
condanna che risulti a suo carico riguarda un’ipotesi di “ricostituzione del
disciolto Partito Fascista”, (legge Scelba), per aver dato vita al Fronte
Nazionale, ipotesi di reato poi modificata in “propaganda all’odio razziale”
(legge Mancino).
Stiamo parlando di un uomo che ha pagato il suo debito con la giustizia, (ammesso che ne avesse uno). Dunque, per quale motivo non può scrivere su un quotidiano nazionale? Per quale motivo e con quale coraggio il “Fatto Quotidiano” parla di “novità vergognosa” e di un Paese che “ha toccato il fondo” ? Si sono dimenticati che tra le loro pagine scrive un certo Marco Travaglio, uno che è stato graziato dall’accusa di diffamazione aggravata a mezzo stampa per remissione della querela e, in un altro caso ma per lo stesso reato, ha beneficiato della prescrizione? Si sono dimenticati che questo signore, in tempi non sospetti, se ne andava in vacanza con Giuseppe Ciuro, detto Pippo, condannato in via definitiva a 4 anni e 8 mesi per essere stato riconosciuto quale talpa all’interno della DDA di Palermo?
Insomma, siamo alle solite. Certa gente si permette di ficcare il naso in casa d’altri, in cerca della proverbiale pagliuzza nell’occhio altrui e senza notare l’altrettanto proverbiale trave nei propri. Niente sembra poterla trattenere dall’intento di colpire l’avversario ad ogni costo: né principi morali, né giuridici, tantomeno il buon senso. Una vergogna per un Paese che osa definirsi “democratico”; una macchia indelebile per gente da sempre pulita fuori, ma marcia dentro. Speriamo solo che gli italiani se ne accorgano, prima o poi, e rispediscano i vari bacchettoni alla Travaglio e alla Bolognesi nell’anonimato in cui meritano di stare. La miglior pena per le loro brutte facce.
Roberto Marzola.
Stiamo parlando di un uomo che ha pagato il suo debito con la giustizia, (ammesso che ne avesse uno). Dunque, per quale motivo non può scrivere su un quotidiano nazionale? Per quale motivo e con quale coraggio il “Fatto Quotidiano” parla di “novità vergognosa” e di un Paese che “ha toccato il fondo” ? Si sono dimenticati che tra le loro pagine scrive un certo Marco Travaglio, uno che è stato graziato dall’accusa di diffamazione aggravata a mezzo stampa per remissione della querela e, in un altro caso ma per lo stesso reato, ha beneficiato della prescrizione? Si sono dimenticati che questo signore, in tempi non sospetti, se ne andava in vacanza con Giuseppe Ciuro, detto Pippo, condannato in via definitiva a 4 anni e 8 mesi per essere stato riconosciuto quale talpa all’interno della DDA di Palermo?
Insomma, siamo alle solite. Certa gente si permette di ficcare il naso in casa d’altri, in cerca della proverbiale pagliuzza nell’occhio altrui e senza notare l’altrettanto proverbiale trave nei propri. Niente sembra poterla trattenere dall’intento di colpire l’avversario ad ogni costo: né principi morali, né giuridici, tantomeno il buon senso. Una vergogna per un Paese che osa definirsi “democratico”; una macchia indelebile per gente da sempre pulita fuori, ma marcia dentro. Speriamo solo che gli italiani se ne accorgano, prima o poi, e rispediscano i vari bacchettoni alla Travaglio e alla Bolognesi nell’anonimato in cui meritano di stare. La miglior pena per le loro brutte facce.
Roberto Marzola.
martedì 3 luglio 2012
MONTI: TE LI SUGGERISCO IO DUE TAGLI!
Il Gran Maestro Mario Monti è stato chiaro: “servono 4,2
miliardi di euro per evitare l’aumento dell’Iva dal primo ottobre”. Inevitabili le reazioni esagitate degli
interpreti politici e l’ansia degli italiani, spaventati dalla possibilità di
ulteriori prelievi dalle loro tasche, vuoi sotto forma di IVA al 23%, vuoi
sotto forma di patrimoniale, (come proposto da quella “scienziata” della
Camusso, che vorrebbe colpire ancora una volta il ceto medio, vera spina
dorsale del sistema economico italiano!).
Ho sentito parlare di tutto e il contrario di tutto: taglio
dei microtribunali, sforbiciate alla sanità, riduzione del personale e via
discorrendo. Di alcune cose, però, non sento affatto parlare: tagli al
superfluo e ai privilegi. Perché il professore non comincia ad alzare un pochino lo sguardo
verso l’alto, giusto per distoglierlo un attimo dal popolino? Un primo passo
potrebbe essere sicuramente quello di snellire i costi della politica, laddove -si badi bene- per “politica” intendo non solo le due Camere, ma il sistema
complessivamente inteso, comprensivo degli organismi di governo locale. A tal proposito, uno studio della
Confcommercio del settembre 2011, (disponibile qui),
stimava in oltre 9,1 miliardi di euro il costo della rappresentanza politica e
ipotizzava quanto segue: “Il costo
complessivo vale in termini medi poco più di 59mila euro per ciascun
rappresentante eletto su base nazionale e locale (cioè 9.148,6 miliardi di euro
diviso per gli oltre 154mila membri di organi collegiali). Stimando una
proporzione di riduzione di eletti a qualsiasi livello pari a circa il 36,5%,
valore che proviene dalla spesso ipotizzata operazione di passaggio dagli
attuali 945 parlamentari a 600 rappresentanti, suddivisi in 400 deputali alla
Camera e 200 senatori presso il costituendo senato federale, si otterrebbe a
regime un risparmio di oltre 3,3
miliardi di euro all’anno”. Prosegue l’organismo di rappresentanza
delle imprese: “Per dare un senso a
queste cifre, si può ricordare che quei circa 3,3 miliardi di risparmi consentirebbero
una riduzione permanente di circa 7-8
decimi di punto della prima aliquota dell’Irpef (quella al 23%), con un
beneficio generalizzato per circa 31 milioni di contribuenti capienti. In alternativa, per esempio, si disporrebbe di risorse pari a oltre 2.900
euro all’anno per ciascuna famiglia che in Italia versa in condizioni di
povertà assoluta (un milione e 156mila famiglie nell’anno 2010, secondo l’ultima
indagine Istat). Probabilmente la più
grande, efficace e trasparente operazione di redistribuzione mirata mai
effettuata in Italia. ma quasi certamente priva, ad oggi, di condizioni
politiche per essere effettuata”. In pratica, avvicinandoci alle
indicazioni fornite dalla Confcommercio, sarebbe possibile ottenere già 3,3 dei
4,5 miliardi rincorsi da Monti, il tutto senza mettere assolutamente le mani
dei contribuenti italiani.
Ma c’è di più. Un altro scandalo tutto italiano, infatti,
sono i sindacati. Per chi non lo
sapesse, i sindacati italiani sono una vera e propria “ casta iperburocratizzata e autoreferenziale,
con organici e fatturati enormi, grandi patrimoni immobiliari (esenti da Imu) e
bilanci segreti contro ogni logica di trasparenza” (fonte).
Come se non bastasse, hanno finanziamenti enormi, sia privati (i cd. “finanziamenti diretti”, acquisiti
tramite le ritenute salariali), sia pubblici, (i cd. “finanziamenti indiretti”, tramite l'attività dei c.d. enti
parasindacali, quali patronati, CAF ed enti bilaterali). Ad oggi non è dato
sapere a quanto ammontino tali somme di capitale. Tuttavia, stando a quanto
scrive Stefano Liviadotti, (“L’altra
casta. Privilegi. Carriere. Misfatti e fatturati da multinazionale. L’inchiesta
sul sindacato”), si può parlare di uno strapotere sindacale che “sacrifica il bene collettivo, mettendosi
ostinatamente di traverso a qualunque riforma rischi di intaccarne uno status
quo fatto di privilegi, di Caf che
assicurano una montagna di soldi esentasse, di patronati diventati vere e
proprie riserve di caccia con un giro di
affari annuo - ancora una volta esentasse - di diversi milioni di euro”.
In un articolo pubblicato su “Il Giornale” (“Sotto
le bandiere rosse una valanga di privilegi: la "casta" del sindacato”),
si prova a dar conto di queste cifre. Riguardo ai “mitici CAF”, ad esempio, si
calcola che per la mole di prestazioni svolte sì dal sindacato, ma pagate dallo
Stato, dalle casse pubbliche fuoriescano mediamente ben 300 milioni di euro l'anno. Stesso
discorso per i patronati: “Lo Stato
assegna ai patronati lo 0,226 dei contributi obbligatori incassati dall’Inps,
dall’Inpdap e dall’Inail. Altri 300 e passa milioni che servono per far
cassa”. A ciò si aggiunga anche l’immenso
patrimonio immobiliare che i sindacati vantano: la Cisl ha 5.000 sedi, la CIGL
3.000, mentre la UIL ha un capitale reale per un ammontare complessivo di 35
milioni di euro. Su tutto questo ben di Dio, i “tre dell’Ave Maria” non versano
nemmeno un centesimo di tasse in quanto, grazie ad una scelta legislativa del
tutto arbitraria, (vedasi la L. 504/1992), sono di fatto equiparati a delle
ONLUS. Insomma, a corti discorsi, sarebbe lecito aspettarsi di ricavare almeno
un miliardo di euro da una regolare tassazione e da una revisione del
funzionamento dei sindacati, anche qui senza alcuna conseguenza per gli italiani.
Restano almeno altri due argomenti da trattare, (e non sono
certo una novità!), vale a dire: i finanziamenti pubblici ai partiti e ai
giornali.
Riguardo ai finanziamenti pubblici ai partiti ci sarebbe
tanto da dire. Introdotti dalla legge Piccoli, modificati negli anni ’80 e poi
ancora nel 1993, nel 1997, nel 2002 e nel 2006, siamo arrivati al punto che
ogni singolo partito che ottenga l’1% del quorum ha il diritto di ottenere il
rimborso per tutti e cinque gli anni di legislatura, indipendentemente dalla
sua durata effettiva. Il vero scandalo è che, allo stato attuale, grazie alla
caduta del governo Berlusconi, i partiti incassano i rimborsi sia per la fine
della XV legislatura, (targata appunto Berlusconi), che per l’inizio della XVI,
(a firma Mario Monti), per giunta in tempi di profonda crisi economica. I dati disponibili e relativi all’ultima tornata elettorale, quella
del 2008, dicono che verranno versati ai partiti, nel corso dei 5 anni di
legislatura, ben 501.618.770 euro (fonte).
Ben mezzo miliardo di euro di soldi pubblici, che finiranno nelle casse di
contenitori politici svuotati di qualsiasi significato, lontani anni luce dalle
istanze popolari e buoni solo per prendere ordini dalla Merkel e dai suoi
compagni di merende.
Infine,
veniamo ai finanziamenti pubblici ai giornali. Le stime parlano di ben 850 milioni
di euro (fonte)
che ogni anno finiscono nelle casse della carta stampata, (e spesso alle
testate più impensate ed impensabili, guardate qui!).
Un’anomalia sicuramente tutta italiana, (dato che all’estero non mi risulta siano ipotizzabili
finanziamenti pubblici per l’editoria privata), che ho sempre ritenuto un'assurdità, dato che, fino a prova contraria, si è “scelto” di far parte
di un mercato di libera concorrenza. Da questa semplice considerazione
scaturisce la mia ferma convinzione che ogni testata debba reggersi da sola sul
mercato stesso, ingegnandosi nell’aumentare le vendite, nel trovare
finanziatori, nell’ospitare pubblicità, annunci e quant’altro. Una sorta di
bagno di umiltà per gli scribani di casa nostra, che porterebbe anche ad un prevedibile miglioramento del
servizio d’informazione, nonché la riduzione degli stipendi di autentici tromboni e
sputasentenze che avvelenano letteralmente il clima politico del Paese.
Insomma,
tirando le conclusioni a queste righe e a queste cifre, un governo degno di
tal nome e dotato di un minimo di forza politica potrebbe, se solo volesse,
trovare ben oltre i 4,5 miliardi di euro senza chiedere un centesimo agli
italiani, semplicemente applicando queste semplici misure. Il problema,
tuttavia, è proprio quello: parliamo di un governo tecnico, non politico, e
come tale destinato a servire interessi che, per definizione, non sono
popolari. Basti pensare semplicemente a come si è insidiato questo governo, ossia grazie a quella creatura misteriosa che risponde al nome di "spread".
Occorre
quindi ricominciare a pensare la politica, sin dal principio. Basta partiti,
basta fazioni, basta segreterie, basta ordini di scuderia.Si torni ad essere protagonisti in politica, nell'economia, nel sociale, in tutto, per essere -parafrasando l'Alfieri- "schiavi sì; ma schiavi almen frementi".
Roberto
Marzola.
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