BENVENUTI, CHIUNQUE VOI SIATE

Se siete fautori del "politcally correct", se siete convinti che il mondo è davvero quello che vi hanno raccontato, se pensate di avere tutta la verità in tasca, se siete soliti riempirvi la bocca di concetti e categorie "democraticizzanti", sappiate che questo non è luogo adatto a Voi.

Se, invece, siete giunti alla conclusione che questo mondo infame vi prende in giro giorno dopo giorno, se avete finalmente capito che vi hanno riempito la testa di menzogne sin dalla più tenera età, se avete realizzato che il mondo, così come è, è destinato ad un lungo e triste declino, se siete convinti che è giunta l'ora di girare radicalmente pagina , allora siete nel posto giusto.
Troverete documenti,scritti, filmati, foto e quant'altro possa sostenervi in questa santa lotta contro tutti e tutto. Avrete anche la possibilità di scrivere i Vostri commenti, le Vostre impressioni, le Vostre Paure e le Vostre speranze.

Svegliamoci dal torpore perché possa venire una nuova alba, una nuova era!


sabato 30 aprile 2011

CAMBIAMO IL CALENDARIO: VIA 25 APRILE E 1 MAGGIO!



Un Paese serio, specie se vuole essere considerato anche Nazione, dovrebbe riconoscersi subito, di primo acchito; a mio avviso, già guardando semplicemente il calendario.  Già, perché basta sfogliarlo per avere un’idea di come è strutturato uno Stato, dei valori in cui si riconosce, delle date che commemora e così via.
Così mi sono chiesto:  se un cittadino di Anadyr ,(estremo oriente russo), o di Mbuji-Mayi, (Repubblica Democratica del Congo), o di Sinop, (situata nel mezzo dell’America latina), così lontano da noi, guardasse al nostro calendario e si informasse sulle nostre ricorrenze, cosa penserebbe?

Sicuramente che siamo un Paese profondamente cattolico, dato che troverebbe evidenziate in rosso tutte le domeniche, nonché i giorni in cui cadono il Natale e la Pasqua.  
Poi magari capirà che, sebbene sembriamo dimenticarlo, noi italiani conserviamo qualche retaggio della storia romana, testimoniato dalla giornata del 15 agosto, la giornata di Ferragosto, vale a dire le “feriae Augusti”. Questa festività fu istituita dall’imperatore Ottaviano Augusto nel 18 a.C. , sia per ragioni politiche, sia per concedere ai sudditi un periodo di meritato riposo dopo le fatiche dei giorni precedenti, (in cui si era impegnati prevalentemente in attività agricole).

Fin qui nulla quaestio.
Temo, però, che le sue certezze finirebbero qui . In particolare, credo che gli risulterebbe assai arduo comprendere la ragion d’essere di due date: 25 aprile e 1 maggio, così ravvicinate, (con un danno anche per l’erario).  Del resto, faccio quasi fatica io a capirle, se non fosse che conosco a menadito le sottese ragioni brutalmente politiche; figuriamoci lui!

Del 25 aprile ho già ampiamente scritto; rimando pertanto agli articoli sottostanti. Vale la pena ripetere soltanto che è palese come in questa giornata si celebri una tremenda sconfitta, la schiavitù dell’ideologia, la sottoposizione alla giurisdizione straniera e l’eterna discordia tra gli italiani. Altro che “liberazione”!

Diverso, (ma non del tutto), il discorso per il 1 maggio. Nata come festa internazionale per la celebrazione delle conquiste dei lavoratori, in Italia è divenuta il piccolo feudo dei sindacati, CIGL e CISL in particolare, con qualche sporadica comparsa di UIL .I sindacati italiani: la quinta colonna dei poteri forti di questo Stato dimenticato da Dio, formalmente dalle parte del raggirato lavoratore, ma di fatto al soldo del “padrone”, salvo qualche lotta meramente politica, (vedi Fiom-Fiat). Un’altra sceneggiata, che offre il meglio di sé, (si fa per dire!), a piazza San Giovanni, dove viene annualmente organizzato il “Concerto del Primo Maggio”, con un tripudio di bandiere rosse e maglie di Che Guevara, che accolgono, (va detto), ospiti stranieri anche illustri. Quest’anno poi si è toccato il fondo con la polemica, tutta da ridere, innescata dai sindacati, contro quei sindaci che,  anche per andare incontro alla situazione di contingenza economica, vogliono dare la POSSIBILITA’,( non imporre l’obbligo, si noti bene!), di tenere aperti gli esercizi commerciali. Semplicemente ridicoli!

Di fronte a tutto ciò, credo che anche il nostro  forestiero amico si interrogherebbe, come del resto faccio io: possibile che un grande Paese come l’Italia non abbia nulla di meglio da ricordare?
Possibile che anche le ricorrenze nazionali debbano indietreggiare davanti alla ragion politica?
E’ tollerabile che esistano feste nazionali monopolizzate da “qualcuno” e che, di conseguenza, anziché unire, dividono?

La risposta, signori miei, è NO. Potete fare tutti i giri di parole che volete, ma la realtà resta sempre quella: in Italia si travestono giornate di qualcuno,(per non dire di partito), per spacciarle come giornate di tutti. Ebbene sì, l’autocelebrazione di una parte politica precisa è diventata un affare di Stato. Dio solo sa come si faccia ad avere un olfatto così resistente al puzzo dell’ipocrisia, della mendacità e della muffa ideologica. Io non riesco a capacitarmene!

Ecco, dunque, che dico: smettiamola con queste buffonate; cresciamo e diventiamo finalmente un Paese degno di tal nome. Facciamo del 25 aprile e del 1 maggio due giornate qualunque, perché tali sono se vengono depurate dei rimasugli ideologici che le animano.

Propongo anche una valida alternativa: sostituiamo il 25 aprile con il 4 novembre,  giorno dell’armistizio di Villa Giusti, in cui l’Italia ha vinto l’ultima delle sue epiche battaglie, che non è più festa nazionale a seguito della L. 54/1977 e che, quest’anno, non godrà di alcuna celebrazione, essendo stato soppiantato dalla ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
Riproponiamo poi  il 21 aprile che, dal 1924 al 1945, fu festa nazionale dalla doppia valenza. In quel giorno si rinverdivano i fasti dell’antica Roma, posto che il mito narra che il 21 aprile del 753 a.C.  Romolo fondò l’Urbe, inaugurando un’epoca di gloria eterna per l’Italia, divenuta  poi “caput mundi”;  allo stesso tempo, si era soliti tributare il giusto riconoscimento alle fatiche dei lavoratori. Insomma, “otium e negotium” come nella miglior tradizione romana.

Sono queste, a mio avviso, le sole festività che possono farci sentire davvero italiani, giacché riposano sulle nostre comuni radici e sulla nostra lontana Tradizione; solo esse rappresentano degnamente  la “bandiera” e la “speme”  che, secondo Mameli, deve “unirci”. “ L’ora di fonderci insieme”, invece, è già suonata da un bel pezzo; purtroppo non tutti l’abbiamo sentita. Alcuni, infatti, erano distratti dalle fanfare straniere del 25 aprile e dal chiasso del Concerto del Primo Maggio!

Roberto Marzola.

4 commenti:

  1. Svis Viribvs Pollens30 aprile 2011 12:53

    Abolire per rinnovare la nostra tradizione Italica ...Ejaa!!

    RispondiElimina
  2. Alle ricorrenze da abolire io aggiungerei anche quella del 2 giugno.
    Non che io sia monarchico, tutt'altro; e mai avrei votato per i Savoia nel referendum del 1946.
    Proprio per questo mi infastidice che si gabelli per regolare il plebiscito del 2 giugno.
    Una votazione valida, priva di ombre e degli "intrallazzi" posti in essere successivamente dal governo e da De Gasperi, autore di un vero e proprio "colpo di mano istituzionale", avrebbe dato alla Repubblica una vera legittimità.
    Purtroppo anche per questo, per essere figlia di un pateracchio politico, questa nostra Patria non suscita l'amore nel cuore dei cittadini

    RispondiElimina
  3. Caro Giorgio,

    mi trovi più che d'accordo. Sul banco degli imputati farei salire anche il "buon" Togliatti, autentico burattinaio di quel disgraziato e pilotato plebiscito. Come non ricordare le sue pressioni sulla Cassazione e le dichiarazioni di Caprara, suo più stretto collaboratore?

    RispondiElimina