Le elezioni greche, ormai, appartengono alla storia. I partiti pro-euro l'hanno spuntata.Ottimiste le reazioni della Merkel e soci; fiduciosi i mercati. L'Euro per ora è salvo. Gli investitori potranno -così almeno si dice- quasi pensare di portare soldi freschi in Grecia.
A leggere le prime notizie uscite sulla stampa, insomma, sembrerebbe già tutto passato, già tutto risolto. Con una croce sulla scheda elettorale pare quasi che s'intraveda la luce in fondo al tunnel; si respira un cauto ottimismo, sebbene a ben vedere le intenzioni di governo dei neo-eletti non siano delle più chiare e sebbene i partiti anti-euro, tanto "di destra" quanto "di sinistra", arrivino quasi ad 80 seggi, se complessivamente considerati.
Un dato che, volenti o nolenti, deve comunque portare ad una qualche riflessione. Ma ciò che più deve far riflettere, a mio avviso, è che non conosciamo ancora le condizioni del popolo greco. Non si può certo darlo per entusiasta, (come entusiasti sono certi osservatori della politica e certi analisti dell'economia), per il semplice fatto che la maggioranza di esso sia fantomaticamente rappresentata in parlamento, così come non siamo legittimati a dire che le nuove elezioni allevieranno le sue condizioni. Dobbiamo quindi chiederci: come sta il popolo greco? Cosa ne sarà di esso? Cosa cambierà per esso ? Per ora, le poche notizie che arrivano, ci danno l'idea di un popolo allo stremo: il cibo scarseggia e viene razionalizzato (fonte), "i bambini nelle scuole non hanno i soldi per comprare un panino e non mangiano" (fonte), le madri greche abbandonano i bambini all'orfanotrofio per l'impossibilità di mantenerli (fonte), i medicinali sono ormai un privilegio per pochi (fonte). Chi ancora ha qualche risparmio in banca, poi, si affretta a ritirare i soldi e ad ammassare quanti più generi alimentari possibili (fonte). Uno scenario agghiacciante, quasi apocalittico, ma di cui nessuno parla; di cui i vertici politici e finanziari dell'Unione Europea tacciono o, semplicemente, evitano di interessarsi. La loro preoccupazione riguarda unicamente le condizioni di salute dell'Euro e dei mercati, mica quelle della gente comune alle prese con le difficoltà quotidiane. Ditemi voi come tutto questo possa essere tollerabile. Io non ce la faccio. Sento un vuoto dentro, un grido di angoscia e disperazione, ma anche - non mi vergogno a dirlo - un crescente sentimento di impotenza verso lo strapotere della casta politico-economica che governa le sorti di tutti noi. C'è davvero ben poco di cui rallegrarsi, ben poco di cui star tranquilli checché ne dicano la Merkel e Monti. Il peggio, forse, deve ancora venire...
Roberto Marzola.
Dopo una lunga gestazione nasce un blog giovane,ponderato e politically Scorrect: senza peli sulla lingua,senza freni.Un viaggio a 300 all'ora sulla realtà passata e contemporanea,per scalzare dal loro scranno i baroni della politica, della morale,della storia e,più in generale,della cultura! Questo blog lotta con ARIES OFFICINA NAZIONAL POPOLARE.
BENVENUTI, CHIUNQUE VOI SIATE
Se siete fautori del "politcally correct", se siete convinti che il mondo è davvero quello che vi hanno raccontato, se pensate di avere tutta la verità in tasca, se siete soliti riempirvi la bocca di concetti e categorie "democraticizzanti", sappiate che questo non è luogo adatto a Voi.
Se, invece, siete giunti alla conclusione che questo mondo infame vi prende in giro giorno dopo giorno, se avete finalmente capito che vi hanno riempito la testa di menzogne sin dalla più tenera età, se avete realizzato che il mondo, così come è, è destinato ad un lungo e triste declino, se siete convinti che è giunta l'ora di girare radicalmente pagina , allora siete nel posto giusto.
Troverete documenti,scritti, filmati, foto e quant'altro possa sostenervi in questa santa lotta contro tutti e tutto. Avrete anche la possibilità di scrivere i Vostri commenti, le Vostre impressioni, le Vostre Paure e le Vostre speranze.
Svegliamoci dal torpore perché possa venire una nuova alba, una nuova era!
lunedì 18 giugno 2012
mercoledì 13 giugno 2012
A PROPOSITO DI "FROCI"...E STAVOLTA SPARO A ZERO!
Il recente battibecco a distanza tra Cecchi Paone e Cassano ha riportato l'attenzione sull'omosessualità. A più di 24 ore dal giorno in cui sono state pronunciate e alla vigilia di una partita da dentro fuori per la nostra nazionale, si possono ancora sentire gli strascichi di una polemica che va avanti ormai da anni.
Lasciatemelo dire: non ne posso più ! Sono nauseato dalle risposte ipocrite e delle reazioni indignate che provengono da chi vorrebbe fare dell'omosessualità una questione di principio, una battaglia di civiltà. Ormai non si può più dire- come detto da Cassano- che non te ne importa nulla dell'esistenza dei "froci", (termine dialettale, si badi bene, non dispregiativo), e che, se esistono, sono problemi loro. Vi immaginate se il genio di Bari vecchia, anziché parlare di gay, avesse parlato che so, di feticisti o di "sadomasochisti"? Nessuno avrebbe detto nulla. Invece, di omosessuali devi per forza interessarti, prendertene cura, difenderli a spada tratta e coccolarli, nemmeno stessimo parlando di gente indifesa ed oppressa, a cui è proibito qualcosa. Devi spendere parole melliflue e politically correct. Devi dire che ti farebbe piacere avere un gay come vicino di casa, uno allo sportello della posta, uno dal meccanico, uno in edicola e uno dal tabaccaio, e che ti piacerebbe vederne decine di coppie al parco pubblico, al ristorante e al cinema, magari con un bimbo, (ovviamente procreato da una famiglia naturale!), al loro seguito. Perché si sa, i gay sono multicolor, sono dolci e simpatici, rompono lo stereotipo dell'uomo rude e virile, sono comprensivi e sensibili. Mica come tutti gli altri omacci eterosessuali, ridotti ormai ad ex uomini normali. Quelli sì che sono volgari, malati e deviati! Quelli pensano solo alla gnocca e al calcio; sono incapaci di provare amore, nobili sentimenti e un istinto paterno; non rappresentano il futuro e la speranza della Nazione, anzi l'appestano con i loro rutti da osteria e i loro "camerateschi" peti. Roba poco fine!
A questo punto siamo arrivati, cari miei, a forza di tutelare le "categorie svantaggiate", (ma de che?), a furia di gay pride e di trasmissioni TV e radiofoniche in cui si fa sempre più spesso "outing". Siamo giunti al sovvertimento tra normale e deviante, tra naturale e innaturale; siamo giunti alla dittatura del pensiero, all'obbligo di dover dire questo piuttosto che quest'altro. Mi ribello a tutto questo. Rivendico la mia libertà di poter chiamare un gay "frocio" o "finocchio" e di fare tutta l'ironia che mi pare e piace, nonché di dire che mai e poi mai vorrei un figlio o una figlia omosessuale. Difendo il diritto alla mia sana e naturale eterosessualità, nonché a dire che dei gay e delle loro scelte di vita non me ne frega un cazzo! Tutelo la mia morale e la mia etica, così diverse da quelle della massa, che mi dettano precetti e convinzioni che nessuno si deve permettere di giudicare o, peggio, di mettere all'indice. Non ne posso più di sentirmi dire cosa devo affermare, cosa devo pensare e in cosa devo credere da presentui intellettuali e da veri e propri borghesucci radical-chic, buoni solo a frequentare i salottini buoni del Paese e a dire agli altri come dovrebbero stare al mondo. Pretendo la mia autonomia di pensiero, la mia libertà di parola. Vi sta bene? Mi fa piacere. Non vi sta bene? Amen. Lanciatemi tutti gli epiteti che volente e attaccatemi tutte le etichette che credete; tanto saranno sempre più onorevoli degli epiteti e delle etichette in cui vi identificate voi, falsi moralisti e ipocriti benpensanti. E' proprio il caso di dirlo: se non vi sta bene, "annate a pijavvela nder culo", come dicono a Roma. Tanto non vi offendete, né vi formalizzate; tanto fa chic e progresso, no?
Roberto Marzola.
Lasciatemelo dire: non ne posso più ! Sono nauseato dalle risposte ipocrite e delle reazioni indignate che provengono da chi vorrebbe fare dell'omosessualità una questione di principio, una battaglia di civiltà. Ormai non si può più dire- come detto da Cassano- che non te ne importa nulla dell'esistenza dei "froci", (termine dialettale, si badi bene, non dispregiativo), e che, se esistono, sono problemi loro. Vi immaginate se il genio di Bari vecchia, anziché parlare di gay, avesse parlato che so, di feticisti o di "sadomasochisti"? Nessuno avrebbe detto nulla. Invece, di omosessuali devi per forza interessarti, prendertene cura, difenderli a spada tratta e coccolarli, nemmeno stessimo parlando di gente indifesa ed oppressa, a cui è proibito qualcosa. Devi spendere parole melliflue e politically correct. Devi dire che ti farebbe piacere avere un gay come vicino di casa, uno allo sportello della posta, uno dal meccanico, uno in edicola e uno dal tabaccaio, e che ti piacerebbe vederne decine di coppie al parco pubblico, al ristorante e al cinema, magari con un bimbo, (ovviamente procreato da una famiglia naturale!), al loro seguito. Perché si sa, i gay sono multicolor, sono dolci e simpatici, rompono lo stereotipo dell'uomo rude e virile, sono comprensivi e sensibili. Mica come tutti gli altri omacci eterosessuali, ridotti ormai ad ex uomini normali. Quelli sì che sono volgari, malati e deviati! Quelli pensano solo alla gnocca e al calcio; sono incapaci di provare amore, nobili sentimenti e un istinto paterno; non rappresentano il futuro e la speranza della Nazione, anzi l'appestano con i loro rutti da osteria e i loro "camerateschi" peti. Roba poco fine!
A questo punto siamo arrivati, cari miei, a forza di tutelare le "categorie svantaggiate", (ma de che?), a furia di gay pride e di trasmissioni TV e radiofoniche in cui si fa sempre più spesso "outing". Siamo giunti al sovvertimento tra normale e deviante, tra naturale e innaturale; siamo giunti alla dittatura del pensiero, all'obbligo di dover dire questo piuttosto che quest'altro. Mi ribello a tutto questo. Rivendico la mia libertà di poter chiamare un gay "frocio" o "finocchio" e di fare tutta l'ironia che mi pare e piace, nonché di dire che mai e poi mai vorrei un figlio o una figlia omosessuale. Difendo il diritto alla mia sana e naturale eterosessualità, nonché a dire che dei gay e delle loro scelte di vita non me ne frega un cazzo! Tutelo la mia morale e la mia etica, così diverse da quelle della massa, che mi dettano precetti e convinzioni che nessuno si deve permettere di giudicare o, peggio, di mettere all'indice. Non ne posso più di sentirmi dire cosa devo affermare, cosa devo pensare e in cosa devo credere da presentui intellettuali e da veri e propri borghesucci radical-chic, buoni solo a frequentare i salottini buoni del Paese e a dire agli altri come dovrebbero stare al mondo. Pretendo la mia autonomia di pensiero, la mia libertà di parola. Vi sta bene? Mi fa piacere. Non vi sta bene? Amen. Lanciatemi tutti gli epiteti che volente e attaccatemi tutte le etichette che credete; tanto saranno sempre più onorevoli degli epiteti e delle etichette in cui vi identificate voi, falsi moralisti e ipocriti benpensanti. E' proprio il caso di dirlo: se non vi sta bene, "annate a pijavvela nder culo", come dicono a Roma. Tanto non vi offendete, né vi formalizzate; tanto fa chic e progresso, no?
Roberto Marzola.
lunedì 11 giugno 2012
DOVE SONO CRESCITA E SVILUPPO?
Monti diceva di avere un piano per risollevare l'Italia. Un piano articolato in due momenti: fase 1, ovvero tassazione a più non posso; fase 2, ossia crescita e sviluppo. La prima l'abbiamo assaggiata tutti, tant'è vero che non abbiamo avuto nemmeno il tempo di finire di contare i lividi causati dalle precedenti stangate, che già si è presentata Mrs. IMU; della seconda, invece, si sono perse le tracce. La crescita e lo sviluppo stanno diventando per gli italiani un po' come la profezia Maya sulla fine del mondo nel 2012: tutti ne hanno sentito parlare ma nessuno sa dire se mai arriveranno.Sembrano quasi delle entità astratte; una sorta di nuovo Messia per salvare gli uomini dall'Apocalisse.
Peccato solo questo nuovo Messia sia già in clamoroso ritardo, essendo l'Apocalisse iniziata da un pezzo. Le tasse- si diceva- sono aumentate in maniera spaventosa; lo spread non è mai sceso; le borse non si sono mai riprese, anzi sono andate peggiorando di giorno in giorno. Come se non bastasse, è di questi giorni la notizia che le banche spagnole sarebbero in profondo rosso, proprio come avvenuto a quelle americane qualche anno fa. Un'evenienza, quest'ultima, che ha innescato quella reazione a catena che tutti conosciamo sotto il nome di "crisi dell'economia".
Se questo è, permettetemi una semplice considerazione: come possono Monti & soci sperare di continuare ad illudere gli italiani circa una nuova età dell'oro, se a breve toccherà rimettere mano al portafogli per rifinanziare pure le banche spagnole, (magari alzando l'IVA ad ottobre) ? Come possono dire che la situazione non è catastrofica, se nessuno ancora può dire di che morte dovrà morire la Grecia e già la Spagna prende la stessa piega? Come diavolo fanno a starsene ancora comodamente seduti, se in più di un mese non sono riusciti nemmeno a tagliare delle voci di spesa o a fare qualcosa di concreto in Emilia?
Domande a cui, ormai, non so più trovare risposte. Forse, questo Paese merita davvero di sprofondare sotto la mannaia di questi tecnici, incapaci di tagliare le unghie ai poteri forti, ma perfettamente in grado di tagliare la testa al popolo. Che fine ridicola per un Paese come l'Italia; un Paese che, fino a meno di un secolo fa, faceva sgranare gli occhi al mondo per la sua crescita, mentre oggi, al massimo, fa ridere i polli. Che vergogna!
Roberto Marzola.
Peccato solo questo nuovo Messia sia già in clamoroso ritardo, essendo l'Apocalisse iniziata da un pezzo. Le tasse- si diceva- sono aumentate in maniera spaventosa; lo spread non è mai sceso; le borse non si sono mai riprese, anzi sono andate peggiorando di giorno in giorno. Come se non bastasse, è di questi giorni la notizia che le banche spagnole sarebbero in profondo rosso, proprio come avvenuto a quelle americane qualche anno fa. Un'evenienza, quest'ultima, che ha innescato quella reazione a catena che tutti conosciamo sotto il nome di "crisi dell'economia".
Se questo è, permettetemi una semplice considerazione: come possono Monti & soci sperare di continuare ad illudere gli italiani circa una nuova età dell'oro, se a breve toccherà rimettere mano al portafogli per rifinanziare pure le banche spagnole, (magari alzando l'IVA ad ottobre) ? Come possono dire che la situazione non è catastrofica, se nessuno ancora può dire di che morte dovrà morire la Grecia e già la Spagna prende la stessa piega? Come diavolo fanno a starsene ancora comodamente seduti, se in più di un mese non sono riusciti nemmeno a tagliare delle voci di spesa o a fare qualcosa di concreto in Emilia?
Domande a cui, ormai, non so più trovare risposte. Forse, questo Paese merita davvero di sprofondare sotto la mannaia di questi tecnici, incapaci di tagliare le unghie ai poteri forti, ma perfettamente in grado di tagliare la testa al popolo. Che fine ridicola per un Paese come l'Italia; un Paese che, fino a meno di un secolo fa, faceva sgranare gli occhi al mondo per la sua crescita, mentre oggi, al massimo, fa ridere i polli. Che vergogna!
Roberto Marzola.
giovedì 7 giugno 2012
QUEGLI APPELLI PER UNA NUOVA "DESTRA": IO NON LI VOGLIO SENTIRE!
Due nomi, Gianfranco Fini e Marcello Veneziani, due mondi diversi: il primo politico consumato, rottamatore di un mondo e poltronista; il secondo intellettuale, sognatore di un mondo che non c'è più. Personaggi agli antipodi, eppure così vicini in questi ultimi giorni. Difatti entrambi, forse inconsapevolmente, stanno cercando di lanciare lo stesso messaggio: ricostruiamo una destra, troviamo un collante capace di riunire sotto la stessa bandiera le varie realtà che si sono sparpagliate sul territorio a seguito dell'esplosione del Movimento Sociale Italiano. Diversi saranno sicuramente i motivi, (magari Veneziani lo farà per una convinzione ideale, mentre Fini per paura di restare isolato), ma la sostanza è la stessa. Lanciano un appello accorato, quasi disperato, che almeno per ora non sembra sortire effetto.
Bene, anzi benissimo!
Sì, avete letto bene: sarei contentissimo se gli appelli di cui trattasi restassero lettera morta. Non perché io faccia il tifo per il P.D. o per Grillo- no di certo! - ma perché è tempo di recidere i lacci e i lacciuoli col passato e di pensare ad un soggetto politico nuovo, senza nostalgie di sorta. E' ora di uscire dalla logica della destra e della sinistra; è ora di smetterla di concepire la destra come una sorta di rifugio per tutti quei soggetti che non si rivedono nei salottini radical chic alla Santoro e Mentana, o nei discorsi deliranti alla Di Pietro e Grillo. E' tempo di crescere, di capire chi siamo, cosa facciamo e dove vogliamo andare. Bisognerebbe finalmente capire che la scelta atlantica, (buona forse allora per contrastare la spinta sovietica), e la svolta liberale sono state un cancro per il nostro Paese e l'hanno portato dove si trova oggi, vale a dire nelle acque torbide ed agitate della crisi economica e della speculazione finanziaria; bisognerebbe capire che siamo figli di un movimento e di una scuola di pensiero che, da San Sepolcro a Salò, sono impregnati di una coscienza sociale ed etica. Una volta capito l'errore, si dovrebbe poi apportare tutti i correttivi del caso, muovendo appunto da un approccio sociale e nazionale all'economia e alla politica. Rimettere l'uomo ed il lavoro al centro dell'universo; ridare voce e speranza a chi arriva a stento alla fine del mese e a chi non ci arriva proprio; cucire la bocca e tagliare le gambe a chi, facendo bella mostra delle proprie sostanze, si permette di fare la voce grossa, di dare ordini e di avanzare richieste indecenti; ipotizzare un sistema economico diverso, un ritorno alla "old economy", alla ricchezza reale della terra e non a quella virtuale dei mercati; dire "no" alle richieste perentorie che arrivano da Bruxelles e saper dire "sì" agli strazianti lamenti che giungono dalle province italiane; tagliare la testa, (in senso metaforico o, magari, pure reale !), a chi da decenni apre la bocca a sproposito e riveste posizioni di comando, per far posto a chi veramente vale, a chi veramente è disposto a servire umilmente la causa; riaprire i circoli e le sezioni, per riattivare quel processo di selezione naturale, per scremare tra palloni gonfiati e arrivisti da un lato, e gente seria, concreta e motivata dall'altro...Ecco le nuove sfide di domani, ecco il soggetto politico vorrei! Un soggetto che non può nascere né dai Veneziani, né dai Fini, gente che ha fatto il suo tempo, gente che ha sin troppe responsabilità nel disastro attuale. Gente che s'è rimangiata tutto e che non ha capito quale sia l'unico possibile collante per il nostro mondo: la difesa delle Origini, delle Tradizioni, della Lingua, dell'Identità, della Patria; la certezza di appartenere ad un Paese che sia prima di tutto Nazione, ossia Terra di quei nati che condividono vincoli di sangue, valori e un passato in comune; la volontà di creare una società che sia un corpo unico, organico, teso ad un sogno e ad un'idea di grandezza e di ordine, disposto al sacrificio e impregnato di senso del dovere...
Questa, a mio avviso, la strada maestra; questa la direzione da seguire per sperare in un domani migliore. Certo, si tratta di un percorso in salita; ma, a pensarci bene, già questa potrebbe essere una prima garanzia, dato che gente abituata a star comoda in poltrona non sarà certo disposta ad intraprenderlo. Quale inizio migliore, quale miglior auspicio?
Roberto Marzola.
martedì 5 giugno 2012
DALLA STAMPA TEDESCA: UN PIANO SEGRETO PER UNA NUOVA L'EUROPA
Una premessa: io, purtroppo, non parlo tedesco, quindi non sono riuscito a leggere l'articolo originale del "Die Welt", riportato nella foto qui a fianco. Per cui, mi tocca fare affidamento sui pochi articoli dei giornali italiani che ne parlano...speriamo bene!
Ad ogni modo, il giornale tedesco parla di un vero e proprio piano segreto che sarebbe in fase di studio per traghettare l'Unione Europea fuori dalla crisi. Ad esso starebbero lavorando quattro signori molto famosi e con incarichi diversi, accomunati dal fatto di non essere legati al popolo da nessun filo, dato che non sono stati eletti. Sto parlando di Mario Draghi, Jean Claude Juncker, Herman Van Rompuy e Josè Manuel Barroso. Nomi che, da soli, fanno già suonare tutti i campanelli d'allarme, se si è al corrente di chi sono e di cosa fanno queste persone: come certamente saprete, Mario Draghi è stato governatore della Banca d'Italia ed è attualmente presidente della Banca Centrale Europea. Jean Claude Juncker, invece, è attualmente libero da incarichi, dopo essere stato per anni presidente dell'Eurogruppo, poltrona che ha abbandonato per dissidi interni con l'area franco-tedesca. Herman Van Rompuy, dal canto suo, è il primo presidente del Consiglio Europeo dopo la ratifica del Trattato di Lisbona, (il primo cioè ad avere un incarico permanente), e riveste i panni di Mr. Euro, dato che è anche presidente provvisorio del vertice Euro. Infine, Josè Manuel Barroso è un professore universitario portoghese, dal 2004 presidente della Commissione Europea. Trattasi, insomma, di tecnici ed universitari: vi dice niente la cosa?
Questi signori, forti della benidizione di Sua Maestà Angela Merkel, starebbero già pianificando tutte le politiche che l'Unione Europea dovrebbe mettere in campo nel prossimo decennio, seguendo quattro precise direttive: unione fiscale, unione bancaria europea, riforma della politica estera e della politica di sicurezza, riforma dei sistemi di sicurezza sociale. Un mix spaventoso, al sapor di alta finanza e sostegno al sistema bancario, con quella spruzzatina di politica estera per esaltare il sapore. Nessun provvedimento reale, dunque, nessun aiuto allo sviluppo delle imprese, nessuna misura per la ripresa dei commerci, nessuna regola per proteggere i mercati. Niente di niente. Con quali risultati? Con quali benefici per i cittadini europei, letteralmente dissanguati dalla crisi che sta attanagliando il Vecchio Continente?
Interrogativi che, ancora una volta, danno l'idea di essere ormai giunti al punto di non ritorno.Finito. Stop. Basta. Fine. Caput. Non ci sono "diritti" né "democrazia" che tengano. Ci sono solo ordini e direttive precise, che in pochi emettono e in pochi realizzano in gran silenzio, senza dire nulla a nessuno. E voi, poveri pazzi, che credevate di essere al centro del mondo, di aver votato per dei rappresentanti che dovrebbero fare i vostri interessi... Ne siete ancora convinti? Rispondetemi e rispondete a voi stessi. Credo proprio che ne valga la pena.
Roberto Marzola.
Ad ogni modo, il giornale tedesco parla di un vero e proprio piano segreto che sarebbe in fase di studio per traghettare l'Unione Europea fuori dalla crisi. Ad esso starebbero lavorando quattro signori molto famosi e con incarichi diversi, accomunati dal fatto di non essere legati al popolo da nessun filo, dato che non sono stati eletti. Sto parlando di Mario Draghi, Jean Claude Juncker, Herman Van Rompuy e Josè Manuel Barroso. Nomi che, da soli, fanno già suonare tutti i campanelli d'allarme, se si è al corrente di chi sono e di cosa fanno queste persone: come certamente saprete, Mario Draghi è stato governatore della Banca d'Italia ed è attualmente presidente della Banca Centrale Europea. Jean Claude Juncker, invece, è attualmente libero da incarichi, dopo essere stato per anni presidente dell'Eurogruppo, poltrona che ha abbandonato per dissidi interni con l'area franco-tedesca. Herman Van Rompuy, dal canto suo, è il primo presidente del Consiglio Europeo dopo la ratifica del Trattato di Lisbona, (il primo cioè ad avere un incarico permanente), e riveste i panni di Mr. Euro, dato che è anche presidente provvisorio del vertice Euro. Infine, Josè Manuel Barroso è un professore universitario portoghese, dal 2004 presidente della Commissione Europea. Trattasi, insomma, di tecnici ed universitari: vi dice niente la cosa?
Questi signori, forti della benidizione di Sua Maestà Angela Merkel, starebbero già pianificando tutte le politiche che l'Unione Europea dovrebbe mettere in campo nel prossimo decennio, seguendo quattro precise direttive: unione fiscale, unione bancaria europea, riforma della politica estera e della politica di sicurezza, riforma dei sistemi di sicurezza sociale. Un mix spaventoso, al sapor di alta finanza e sostegno al sistema bancario, con quella spruzzatina di politica estera per esaltare il sapore. Nessun provvedimento reale, dunque, nessun aiuto allo sviluppo delle imprese, nessuna misura per la ripresa dei commerci, nessuna regola per proteggere i mercati. Niente di niente. Con quali risultati? Con quali benefici per i cittadini europei, letteralmente dissanguati dalla crisi che sta attanagliando il Vecchio Continente?
Interrogativi che, ancora una volta, danno l'idea di essere ormai giunti al punto di non ritorno.Finito. Stop. Basta. Fine. Caput. Non ci sono "diritti" né "democrazia" che tengano. Ci sono solo ordini e direttive precise, che in pochi emettono e in pochi realizzano in gran silenzio, senza dire nulla a nessuno. E voi, poveri pazzi, che credevate di essere al centro del mondo, di aver votato per dei rappresentanti che dovrebbero fare i vostri interessi... Ne siete ancora convinti? Rispondetemi e rispondete a voi stessi. Credo proprio che ne valga la pena.
Roberto Marzola.
venerdì 1 giugno 2012
2 GIUGNO: UNA REPUBBLICA FIGLIA DELL’IMBROGLIO?
2 giugno: anniversario della nascita della repubblica in
Italia. Il 2 giugno 1946, infatti, si celebrò il famoso referendum, (rectius:
plebiscito), per scegliere la forma di stato: Monarchia o Repubblica. Nello
stesso anno, Umberto II, (il famoso “re
di maggio”), conobbe la triste sorte
dell’esilio, che colpirà tutti i discendenti di Casa Savoia fino al 15 marzo
del 2003. Eventi storici che tutti conosciamo, o per averli imparati a scuola,
oppure per averli assorbiti passivamente a forza di fervorini e trasmissioni a
reti unificate nel corso di questi 66 anni. Quello che forse tutti non sanno,
invece, è che su quel famoso referendum aleggiano ombre e sospetti,
macchinazioni e brogli.
Ormai, la gran parte degli storici ha più di un dubbio sugli
eventi che portarono alla proclamazione della Repubblica, sebbene ancora in
pochissimi si azzardino a parlare di un risultato falsato. La ricostruzione che
va per la maggiore è quella di Melograni, docente di Storia Contemporanea a
Perugia, il quale parla di “alcuni
pasticci che sono intervenuti e dovuti anche al fatto che in Italia da molto
tempo non si tenevano elezioni e che improvvisamente il corpo elettorale era
raddoppiato, perché per la prima volta votavano anche le donne” (fonte).
Una risposta che, francamente, lascia un po’ il tempo che trova e che,
comunque, non allontana i dubbi riguardo la regolarità delle votazioni.
Dubbi che sono generati dalle dinamiche con cui si sono
svolte le votazioni stesse, di cui succintamente appresso. Infatti, dopo un’aspra
campagna elettorale in cui liberali, monarchici e qualunquisti si schierarono a favore della monarchia e comunisti,
socialisti, repubblicani e azionisti a favore della repubblica, si arrivò alla
mezzanotte del 3 giugno, (quindi ad elezioni già avvenute), in cui i giochi
sembravano essere già fatti, con il re forte del 54% dei voti in suo favore.
Una circostanza che è provata dagli scritti dell’allora Ministro dell’Interno,
(l’acceso repubblicano Giuseppe Romita), e di De Gasperi, (presidente pro-tempore).
Il primo scrisse nei suoi “Diari”: “intorno alla mezzanotte del 3 giugno
sembrava che tutto fosse perduto, quando arrivarono i risultati di un nutrito
numero di seggi meridionali. Fu un momento terribile”. Il secondo, invece, scrisse
al Ministro della Real Casa, Falcone Lucifero: “il ministro Romita ritiene ancora possibile la vittoria repubblicana.
Io, personalmente, non credo che si possa - rebus sic stantibus - giungere a
tale conclusione” (fonte).
Nelle ore immediatamente successive, però, accadde l’inspiegabile:
arrivarono milioni di voti in favore della Repubblica. In un solo giorno si
giunse alla proclamazione dell’esito finale, avvenuta il 5 giugno 1946 per
bocca dello stesso Romita: 12.182.155 suffragi per la Repubblica; 10.362.709 suffragi per la Monarchia. Una vittoria
inaspettata e rocambolesca, forse addirittura sospetta. Evidentemente, questi
voti sembravano sbucare letteralmente dal nulla anche per i Savoia. Un sospetto
che è confermato persino gli studi statistici, i quali hanno comprovato che,
all’epoca, non potevano esserci votanti rispondenti al numero conteggiato nei
dati ufficiali del Ministero dell’Interno. “Secondo
l’Istituto centrale di statistica, infatti, gli aventi diritto al voto dovevano
essere 23 milioni (11.700.000 donne, 11.300.000 uomini), eppure risultarono
scrutinate quasi 25 milioni di schede. Questo nonostante che quasi due milioni
e mezzo di italiani fossero stati esclusi dal voto (in gran parte gli elettori
dell’Alto Adige e della Venezia Giulia, in violazione dell’articolo 2 del
decreto legge del marzo 1946)” (fonte). Dunque, quasi 2 milioni di voti di dubbia provenienza; e proprio di quasi 2 milioni è lo scarto tra le preferenze espresse a favore della Repubblica e quelle in favore della Monarchia. Un caso? Fatto sta che i Savoia decisero di
affidare a dei giuristi padovani il ricorso contro l’esito delle votazioni. La
parola, allora, passò alla Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sulla
regolarità o meno del referendum. Ed è qui che avviene un altro fattaccio: il 5 giugno il Ministro di Grazia e Giustizia
Palmiro Togliatti convocò il suo collaboratore Massimo Caprara e, davanti a
questi, scrisse al Presidente della Cassazione Giuseppe Pagano perché non
rendesse nota la decisione. Mi domando: con quale autorità? Perché? Temeva forse un esito "sgradito"? Ad ogni modo, lo stesso Caprara, in tempi non sospetti, riferì
che Togliatti in persona gli aveva detto: “Questa Repubblica è come un parto difficile e, come tutti i parti
difficili, va aiutato” (fonte), come a
dire che si poteva fare qualcosa per “favorire” la vittoria della Repubblica. Così,
solo il 10 giugno il Presidente della
Corte di Cassazione comunicò i risultati del voto,senza però proclamare la vittoria
della Repubblica e aggiunse soltanto che, in una successiva seduta, la Corte
avrebbe dato conto dei reclami pervenuti. I repubblicani, tuttavia, non
attesero l’esito della pronuncia della Suprema Corte e di lì a poco De Gasperi
assunse i pieni poteri. Dura la reazione di Umberto II, il quale, col proclama
del 13 giugno, affermò: “ Questa notte, in
spregio alle leggi ed al potere indipendente e sovrano della magistratura, il
governo ha compiuto un gesto rivoluzionario assumendo, con atto unilaterale e
arbitrario, poteri che non gli spettano e mi ha posto nell'alternativa di
provocare spargimento di sangue o di subire la violenza.[…] Non volendo opporre la forza al sopruso, né
rendermi complice dell'illegalità che il Governo ha commesso, lascio il suolo
del mio Paese, nella speranza di scongiurare agli Italiani nuovi lutti e nuovi
dolori. Compiendo questo sacrificio nel supremo interesse della Patria, sento
il dovere, come Italiano e come Re, di elevare la mia protesta contro la
violenza che si è compiuta; protesta nel nome della Corona e di tutto il
popolo, entro e fuori i confini, che aveva il diritto di vedere il suo destino
deciso nel rispetto della legge e in modo che venisse dissipato ogni dubbio e
ogni sospetto ” (fonte).
Solo il 18 giugno la Corte di Cassazione proclamò la definitiva
vittoria della Repubblica, con un atto che ha molto poco di “giuridico” e molto
di “politico”. “Infatti, contrariamente
alle norme previste per lo scrutinio, secondo le quali si sarebbe dovuto
procedere alla conta di tutti i voti, la Corte aveva proceduto alla conta delle
sole schede valide”(fonte). Per
quale motivo la Suprema Corte si è lasciata andare all’illegalità o, quanto meno, ad uno strappo alla regola? Perché, a
seguito della sua decisione, le schede elettorali vennero immediatamente
distrutte? Ancora: se così stanno le cose, che peso dare alle dichiarazioni di
Caprara, (che potete trovare in versione integrale qui),
che descrivono un Togliatti molto attivo ed interessato più del lecito all’esito finale?
Interrogativi pesanti che, purtroppo, difficilmente potranno
trovare una risposta, posto che il materiale originale, (ossia le schede
elettorali), è stato distrutto, quasi come a voler impedire che qualcuno possa
mai arrivare ad accertare la verità e denunciare aiutini e aggiustamenti, se non
veri e propri brogli; interrogativi che non sfioreranno mai la mente di tanti
italiani, illusi che nell’arco di 5 anni, cioè dal ’43 al ’48, sia nato uno Stato
modello, per giunta “con la più bella Costituzione del mondo”.
Che dire? Nulla, se non che sarebbe a dir poco esilarante
scoprire che la repubblica italiana, (minuscole volute stavolta), nasce dalla
violenza e dall’imbroglio, ossia da quelle “caratteristiche” così tanto
criticate al Ventennio mussoliniano. Peccato soltanto che nessuno potrà mai
appurare la verità; peccato che nessuno potrà un giorno dire: “ci hanno presi
tutti per i fondelli!”. Questa è la famosa trasparenza delle moderne
democrazie, in cui il sapere “è libero e libero ne è l’insegnamento”. Lascio a voi
ogni sorta di considerazione ulteriore; io mi fermo qui: potrei diventare
volgare!
Roberto Marzola.
STAMANI VOGLIO SFOGARMI. SENZA PELI SULLA LINGUA!
Pubblico questo scritto di Nino Casaburi -uomo e Camerata d'altri tempi- che scatta una fotografia tanto reale quanto triste della nostra realtà politica. Un monito per tutti. Un avvertimento per cambiare idee e atteggiamento. Una robusta tirata d'orecchie per saper cogliere l'opportunità che il presente ci sta offrendo.
Buona lettura!
di Nino Casaburi.
Inizio e confesso col dire che ho compreso molto tardi le potenzialità della rete, ma da circa un anno e mezzo ne faccio, ormai, parte attiva. Spesso scrivo delle osservazioni, ma principalmente leggo. Leggo tutto: dalle barzellette alla fanta-politica. Non è che la differenza sia tanta ma...... cerco di darmi un tono! La tragedia sta nel fatto che se le prime, talvolta, riescono a farmi ridere, la seconda, ed i suoi ispiratori, mi fanno solo piangere. Una miriade di Ras pronti, con la tastiera, a scatenare l'inferno, pronti al martirio, sempre pronti a masturbarsi con le loro fantasie: dai medagliati reducisti ai k facili. Tutti che hanno capito il male che alligna negli altri e nessuno capace di guardarsi criticamente allo specchio. Ognuno con il gagliardetto più bello, ognuno con il vessillo più blasonato, ognuno con la bandiera della verità assoluta. Inamovibili per cultura, rivoluzionari da poltrona. Incapaci di muovere le chiappe e metterci la faccia quando veramente serve. Tranne rarissimi esempi il resto è "munnezza". Blog e siti che sembrano usciti dall'oltretomba e altri spudoratamente vuoti, prodotti da persone piene solo di se stesse; altri ancora truculenti e sgrammaticati. Ma di muovere il culo manco a parlarne. Il "movimento" è alla fine senza che un ricambio generazionale ne prenda il testimone. I giovani? Dove sono i giovani? Che fine hanno fatto quelli che pur dovrebbero avere il sangue caldo e lo spirito indomito?Quelli disposti a respirare l'aria della battaglia nelle strade, piuttosto che i mielosi profumi dei buffet post-conferenze? Possibile che tutto il loro impeto trovi sfogo nei "nobis-in alto i cuori- alalà" e castronerie simili? Non castronerie in quanto tali, ma solo perchè vuote di una reale conoscenza, di una capace strategia di azione, di una memoria che vada oltre l'esibizione ed il folclore. Incapaci di determinare chi siano e a cosa realmente ambiscono. Raggruppati in contenitori pseudo-trasversali dove si salutano stringendosi l'avambraccio, ma incapaci di definire una posizione tradizionale sulla famiglia, sulla vita. Un esempio per tutti e, se ne avrete il coraggio, smentitemi sulla rete o, peggio per voi, viso contro viso. La scorsa settimana in occasione del gay-prade salernitano è stata organizzata una manifestazione a sostegno della famiglia tradizionale (padre/uomo-mamma/donna) e sulla sacralità della vita fin dal suo concepimento. 30 ragazzi sono venuti dalla provincia a manifestare nella città di San Matteo, di Gregorio VII, senza che questa offrisse un solo uomo, senza che nessuno dei vecchi Camerati, (quelli degli scontri contro il divorzio, contro l'aborto, contro la negazione della famiglia), partecipasse, si facesse vedere. Paura di coinvolgersi con gli organizzatori o mutate convinzioni? O entrambe? O, ancor peggio, convinti che andare per antichi palazzi a banchettare fosse maggiormente utile, militante? I nuovi militanti della "scarzetta". I rivoluzionari da pasticceria. v e r g o g n a t e v i !!! I fascisti neoliberisti....ahahahah. I neo fascisti mondialisti..... ahahahah. I preti abortisti....ahahahah. Non vi immaginate quanto schifo mi fate. Non immaginate quanto male mi faccia sapere che i miei vecchi amici si siano persi sulla strada della indifferenza. Eterni censori degli altrui comportamenti, ignari (spero) servi dei nuovi potenti. Mortificati nella loro intelligenza, con un cuore che pulsa solo a comando. E questo è solo un esempio, l'ultimo, uno dei tanti. Brucia vero? Almeno spero che ancora vi bruci. O credete che accapigliarvi sulla paternità delle commemorazioni di Carlo Falvella vi mondi dalle vostra ignominia? Siete solo delle mummie! Uscite dal sarcofago una volta all'anno, non per celebrare e commemorare chi ci rimise la pelle, ma per autocelebrarvi, per indossare le vostre vecchie medaglie, ormai svuotate di ogni valore dai vostri comportamenti, per promuovere e supportare le vostre ambizioni. Esattamente come tanti fanno in rete. Si mostrano solo nella speranza che "un domani" tanto lontano quanto improbabile arrivi con il loro account ben visibile. Come se bastasse a confermargli quella carica di Ras locali che già si sono attribuiti. Lascio alle risate ed alla robustezza delle tastiere la battaglia per il primato assoluto. Ho scritto meno di quanto volevo ma, purtroppo, come sempre, quando c'è troppa carne sui carboni si rischia sempre di bruciarne un bel pò e di lasciarne cruda almeno altrettanta! Spero solo che quella che ho bruciato almeno lasci il segno. Senza auguri.
Buona lettura!
STAMANI VOGLIO SFOGARMI. SENZA PELI SULLA LINGUA!
di Nino Casaburi.
Inizio e confesso col dire che ho compreso molto tardi le potenzialità della rete, ma da circa un anno e mezzo ne faccio, ormai, parte attiva. Spesso scrivo delle osservazioni, ma principalmente leggo. Leggo tutto: dalle barzellette alla fanta-politica. Non è che la differenza sia tanta ma...... cerco di darmi un tono! La tragedia sta nel fatto che se le prime, talvolta, riescono a farmi ridere, la seconda, ed i suoi ispiratori, mi fanno solo piangere. Una miriade di Ras pronti, con la tastiera, a scatenare l'inferno, pronti al martirio, sempre pronti a masturbarsi con le loro fantasie: dai medagliati reducisti ai k facili. Tutti che hanno capito il male che alligna negli altri e nessuno capace di guardarsi criticamente allo specchio. Ognuno con il gagliardetto più bello, ognuno con il vessillo più blasonato, ognuno con la bandiera della verità assoluta. Inamovibili per cultura, rivoluzionari da poltrona. Incapaci di muovere le chiappe e metterci la faccia quando veramente serve. Tranne rarissimi esempi il resto è "munnezza". Blog e siti che sembrano usciti dall'oltretomba e altri spudoratamente vuoti, prodotti da persone piene solo di se stesse; altri ancora truculenti e sgrammaticati. Ma di muovere il culo manco a parlarne. Il "movimento" è alla fine senza che un ricambio generazionale ne prenda il testimone. I giovani? Dove sono i giovani? Che fine hanno fatto quelli che pur dovrebbero avere il sangue caldo e lo spirito indomito?Quelli disposti a respirare l'aria della battaglia nelle strade, piuttosto che i mielosi profumi dei buffet post-conferenze? Possibile che tutto il loro impeto trovi sfogo nei "nobis-in alto i cuori- alalà" e castronerie simili? Non castronerie in quanto tali, ma solo perchè vuote di una reale conoscenza, di una capace strategia di azione, di una memoria che vada oltre l'esibizione ed il folclore. Incapaci di determinare chi siano e a cosa realmente ambiscono. Raggruppati in contenitori pseudo-trasversali dove si salutano stringendosi l'avambraccio, ma incapaci di definire una posizione tradizionale sulla famiglia, sulla vita. Un esempio per tutti e, se ne avrete il coraggio, smentitemi sulla rete o, peggio per voi, viso contro viso. La scorsa settimana in occasione del gay-prade salernitano è stata organizzata una manifestazione a sostegno della famiglia tradizionale (padre/uomo-mamma/donna) e sulla sacralità della vita fin dal suo concepimento. 30 ragazzi sono venuti dalla provincia a manifestare nella città di San Matteo, di Gregorio VII, senza che questa offrisse un solo uomo, senza che nessuno dei vecchi Camerati, (quelli degli scontri contro il divorzio, contro l'aborto, contro la negazione della famiglia), partecipasse, si facesse vedere. Paura di coinvolgersi con gli organizzatori o mutate convinzioni? O entrambe? O, ancor peggio, convinti che andare per antichi palazzi a banchettare fosse maggiormente utile, militante? I nuovi militanti della "scarzetta". I rivoluzionari da pasticceria. v e r g o g n a t e v i !!! I fascisti neoliberisti....ahahahah. I neo fascisti mondialisti..... ahahahah. I preti abortisti....ahahahah. Non vi immaginate quanto schifo mi fate. Non immaginate quanto male mi faccia sapere che i miei vecchi amici si siano persi sulla strada della indifferenza. Eterni censori degli altrui comportamenti, ignari (spero) servi dei nuovi potenti. Mortificati nella loro intelligenza, con un cuore che pulsa solo a comando. E questo è solo un esempio, l'ultimo, uno dei tanti. Brucia vero? Almeno spero che ancora vi bruci. O credete che accapigliarvi sulla paternità delle commemorazioni di Carlo Falvella vi mondi dalle vostra ignominia? Siete solo delle mummie! Uscite dal sarcofago una volta all'anno, non per celebrare e commemorare chi ci rimise la pelle, ma per autocelebrarvi, per indossare le vostre vecchie medaglie, ormai svuotate di ogni valore dai vostri comportamenti, per promuovere e supportare le vostre ambizioni. Esattamente come tanti fanno in rete. Si mostrano solo nella speranza che "un domani" tanto lontano quanto improbabile arrivi con il loro account ben visibile. Come se bastasse a confermargli quella carica di Ras locali che già si sono attribuiti. Lascio alle risate ed alla robustezza delle tastiere la battaglia per il primato assoluto. Ho scritto meno di quanto volevo ma, purtroppo, come sempre, quando c'è troppa carne sui carboni si rischia sempre di bruciarne un bel pò e di lasciarne cruda almeno altrettanta! Spero solo che quella che ho bruciato almeno lasci il segno. Senza auguri.
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